Terremoto del 6 maggio 1976 in Friuli Venezia Giulia: oggi un momento di ricordo

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Il cataclisma provocò il crollo di 2o mila case con danni irreparabili ed inestimabili al patrimonio artistico e paesaggistico

La terra tremo’ con incredibile violenza per cinquantanove secondi poco dopo le 21 del 6 maggio 1976. A trentanove anni da quella sera, il Friuli ricorda oggi la tragedia dell’ “Orcolat”, cosi’ la gente del posto chiama ancora il tragico sisma che mise in ginocchio parte della regione, provocando mille morti, centomila sfollati. Quasi 20 mila le case distrutte, 75 mila quelle lesionate da un cataclisma che cancello’ per sempre anche un patrimonio inestimabile di arte e paesaggi urbani. Quattro decenni dopo circa, il Friuli puo’ pero’ vantare una ricostruzione completata in tempi record e mostrare con orgoglio al mondo cittadine e paesi tornati in piedi a tempo di record e con rigidi criteri antisismici, da Venzone a Osoppo, da Majano a Buja fino a Gemona, citta’ simbolo del sisma del 1976, dove stasera sara’ rimesso in funzione l’orologio della torre del Castello, ultima opera a essere riconsegnata alla cittadina pedemontana, dove i morti furono 400. A commemorarli, lo stesso numero di rintocchi del campanone. A ricordare le vittime e a rimarcare la specificita’ della ricostruzione e del ‘modello Friuli’, anche manifestazioni in tutte le aree colpite dal sisma e i discorsi del mondo politico locale, che ha auspicato una nuova ricostruzione, ora economica, dopo la crisi.