Terremoto Emilia Romagna: dopo 3 anni ricostruito il 60% di case e imprese

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Sul sito della Regione  sono immessi e costantemente aggiornati i dati relativi alla ricostruzione “tutti devono sapere come viene speso fino all’ultimo euro”

A tre anni dal sisma che nel 2012 ha colpito l’Emilia è stato raggiunto il 60% della ricostruzione di abitazioni e imprese. Le multinazionali non hanno abbandonato l’Emilia Romagna, hanno al contrario aumentato le proprie unità produttive, che prima del terremoto erano 38 e oggi sono 42. Nessuna ora di cassa integrazione motivata dal sisma è ancora attiva e il lavoro ricostruzione proseguirà fino a che l’ultimo mattone sarà posato, coniugando trasparenza e legalità. Questo il bilancio che il presidente della Regione e commissario delegato alla Ricostruzione Stefano Bonaccini e l’assessore alla Ricostruzione post sisma Palma Costi hanno presentato oggi alla stampa in Viale Aldo Moro, nel terzo anniversario del terremoto che costò la vita a 27 persone. “La trasparenza è la precondizione del lavoro che è stato e sarà fatto: tutti devono sapere come viene speso fino all’ultimo euro” ha detto Bonaccini illustrando il sito della Regione dove sono immessi e costantemente aggiornati i dati relativi alla ricostruzione. “Lavoriamo anche per la semplificazione, che deve però andare di pari passo con la difesa della legalità” ha aggiunto il governatore, spiegando che si continuerà a operare per lo snellimento della burocrazia “ma senza abbassare di un centimetro l’asticella dei controlli”.

terremoto-forme-regione-emilia-romagna“C’è ancora tanto da fare, ma siamo determinati: non saremo tranquilli fino a che non sarà posato l’ultimo mattone – ha rimarcato ancora Bonaccini – è per questo che, dopo aver ottenuto dall’Unione europea la proroga per gli interventi sui fabbricati danneggiati delle imprese agricole, ora attendiamo fiduciosi che a breve arrivino le risposte positive del Governo alle richieste che, assieme ai sindaci dei Comuni colpiti, abbiamo avanzato: dalla proroga al 2017 dello stato di emergenza alle proroghe fiscali, per arrivare all’istituzione delle cosiddette zone franche urbane con lo stanziamento ad hoc di un fondo di 50 milioni di euro”. “Questa fascia di terra dove si produceva oltre il 2% del Pil nazionale rinascerà più bella, più forte e più sicura di prima”. Il presidente ha anche ricordato, tra le richieste avanzate al Governo, lo stanziamento delle risorse ancora necessarie per completare la ricostruzione delle opere pubbliche e dei beni culturali: “Circa 800 milioni – ha detto – che dovranno arrivare, perché non vogliamo un euro in più, ma neppure un euro in meno di quanto serve”. A presentare i dati della ricostruzione di imprese, abitazioni, opere pubbliche e quelli relativi all’assistenza alla popolazione è stata l’assessore Costi. “Nessuna multinazionale ha abbandonato la nostra terra, eppure quel rischio c’era – ha specificato – e nessuna cassa integrazione con motivazione sisma è attiva, i dati del 2014 confermano al contrario una ripresa dell’occupazione. Le risorse stanziate restano in larga parte sul territorio: l’80% delle imprese impegnate nella ricostruzione delle abitazioni sono emiliano-romagnole”. Per quanto riguarda la semplificazione, Costi ha annunciato che ad inizio giugno si svolgerà il ‘Liquidation day’, dove gli esperti della struttura commissariale illustreranno nel dettaglio ai tecnici tutte le modalità per ottenere la liquidazione dei contributi. Quanti ai numeri, ammontano a 1 miliardo e 770 mila euro i contributi alla ricostruzione finora concessi, di cui 800 milioni già liquidati (535 milioni Mude, 250 Sfinge, 182 dalle Assicurazioni, per oltre 1 miliardo di liquidità complessiva immessa nel sistema). Sono, invece, 9.439 le pratiche attive lavorate presso Comuni e Regione (7.369 Mude, 2.070 Sfinge), il 60% delle quali (6.248) con ordinanze o decreti concessi.

Terremoto Emilia RomagnaIn particolare, 1 miliardo e 89 mila euro di contributi per la ricostruzione sono andati alle abitazioni, di cui oltre il 50% (535 milioni e 875 mila euro) liquidati; i contributi sono approvati per il 70% dei progetti presentati (5.066 su 7.369). E ancora, 682 milioni di euro per le imprese, un terzo dei quali liquidato (245 milioni); 2.070 richieste accettate, più della metà delle quali (1.182) con contributi assegnati. Sono finora le 15.800 abitazioni ripristinate, dove sono tornati a vivere oltre 25mila cittadini. 4.645 nuclei familiari in assistenza che percepiscono un assegno, calati del 20% rispetto a maggio 2014 e del 71% rispetto ai 16 mila in assistenza subito dopo il sisma. Ammontano, inoltre, a 536 milioni i fondi messi a disposizione dalla struttura commissariale, che si aggiungono a 407 derivanti da co-finanziamenti (assicurazioni, fondi propri, donazioni), per finanziare 935 interventi di ricostruzione e riparazione degli edifici pubblici e dei beni culturali danneggiati, tra i quali le chiese. Intanto, prosegue nei Comuni la pianificazione per la ricostruzione dei centri storici, con l’individuazione delle Umi (Unità minime di intervento) e la redazione di 24 Piani organici. Sul questo fronte il bilancio regionale ha stanziato 11,7 milioni di euro che si aggiungono a quelli destinati alle opere pubbliche e ai beni culturali. Ad oggi sono 410 i Map (Modulo abitativo prefabbricato) rimasti sui 757 iniziali, che ospitano 1.288 persone, la metà rispetto al 2012 e 700 in meno rispetto a un anno fa. Complessivamente il sisma del 20 e 29 maggio 2012 colpì 58 Comuni, di cui 4 capoluoghi. Nel cratere, formato da 33 comuni situati nella Pianura Padana emiliana compresa tra le province di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara, si produceva il 2% del Pil italiano. Circa 45mila le persone coinvolte e 19mila le famiglie che hanno lasciato le proprie abitazioni, 16mila quelle che hanno chiesto assistenza. Il terremoto di 3 anni fa ha danneggiato 14mila edifici residenziali, 13mila attività economiche, e 1.500 edifici pubblici, tra cui alcune strutture socio-sanitarie rimaste lesionate.