Alessio Scalisi teme che dopo l’emergenza terremoto “si passi a quella sanitaria e alimentare”
Arrivato lo scorso 19 aprile in Nepal, il cooperante italiano Alessio Scalisi, 24 anni, che lavora per la onlus Tulime di Palermo, teme che dopo l’emergenza terremoto “si passi a quella sanitaria e alimentare (nelle campagne molto del raccolto e’ andato perduto), mentre e’ in arrivo la stagione dei monsoni e le case rimaste in piedi hanno bisogno, almeno, di coperture”. Scalisi, insieme a una cooperante portoghese che lavora per la stessa onlus, Filipa Simoes Grilo, si spostera’ da Kathmandu al villaggio di Chhaling, vicino a Bhaktapur, dove Tulim nel 2012 ha costruito una scuola, uno dei pochi edifici rimasti in piedi nella zona. Scalisi il 25 aprile scorso era su un autobus quando alle 11.35, ricorda, arrivato al check-point della polizia nel quartiere di Kalanki, alle porte di Kathmandu, vede “una folla che si riversa in mezzo alla strada in preda al panico. Nei campi intravedo una mucca che corre imbizzarrita e nella valle scorgo colonne di fumo. Penso a un incendio, ma e’ il terremoto, e mezz’ora dopo avverto una delle scossa che scuote l’autobus come un fuscello. Prendo un taxi ma il guidatore non sa che strada prendere perche’ in ognuna di quelle che conosce e’ crollato un palazzo, un muro, un ponte”. “Luce, acqua e internet – aggiunge – vanno e vengono ed e’ arduo trovare una presa anche solo per ricaricare il cellulare”.














































































































































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