“Tra 15 anni andremo su Marte, cerchiamo la vita nell’universo per capire come siamo arrivati sulla Terra”

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Ellen Stofan, nel direttivo della NASA, illustra tutti i dettagli delle missioni scientifiche nello Spazio

L’uomo su Marte è il prossimo passo della scienza e l’obiettivo sarà raggiunto entro il 2030. Lo assicura Ellen Stofan, geologa e dal 2013 Chief Scientist della Nasa: “La nostra principale preoccupazione – dice – è capire se nell’universo siamo soli. Cerchiamo l’acqua in tutte le sue forme, dal momento che è il presupposto per la nascita della vita. Abbiamo concluso che il primo candidato è Marte“. Braccio destro di Charles Bolden, il numero uno della National Aeronautics and Space Administration, Ellen Stofan, ospite al Museo dellascienza di Milano, cerca di spiegare ai giovani cosa significa essere uno scienziato della Nasa: “Le domande che si pongono gli scienziati sono le stesse che si fanno tutti gli altri esseri umani. Solo che noi cerchiamo di trovare delle risposte scientifiche. Quindi: siamo soli? Come siamo arrivati fin qui? Come funziona l’universo? E’ su questo che lavoriamo“.

Ellen StofanNella ricerca di forme di vita nell’universo, vengono presi in considerazione tutti i pianeti su cui c’è acqua, in qualsiasi forma essa sia. “Ad esempio – spiega la StofanEuropa, un satellite di Giove, è ricoperto di ghiaccio ed è per noi uno degli obiettivi principali nelle prossime missioni. O anche Titano, il più grande satellite naturale di Saturno, per il quale è stata creata una missione ad hoc, “Time”: l’obiettivo è la prima esplorazione di un mare extraterrestre, quello di Titano appunto“. La Nasa si occupa anche di esperimenti sulla vita umana: “Nello spazio siamo in condizioni di microgravità, una situazione che nuoce al corpo umano. Stiamo sperimentando sull’alimentazione, per capire se può aiutare il corpo a sopravvivere alla microgravità. E naturalmente progrediamo nella creazione di cibo che possa essere trasportato nello spazio e consentire agli esseri umani di sopravvivere“.

ghiacci andiniConcentrarsi sullo spazio non vuol dire comunque perdere di vista i problemi del nostro pianeta. Al centro degli interessi della Nasa anche il riscaldamento globale: la previsione è che nel 2050 i ghiacci perenni si scioglieranno, con conseguenze imprevedibili per il nostro pianeta. “Siamo preoccupati – dice la Chief Scientistsiamo certi che gli effetti sul nostro pianeta saranno molto pesanti. Per il momento promuoviamo campagne per un più attento uso dell’acqua e teniamo sotto controllo i raccolti per prevedere periodi di scarsità e di abbondanza del cibo. Ma è importante che tutti sappiano a quali rischi andiamo incontro“.