Tumore al seno, i “geni Jolie” non peggiorano le chance di guarire

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Tumore al seno: i “geni Jolie” influiscono sull’insorgenza del cancro, non sulla sua aggressività

Anche se avere le mutazioni genetiche ereditarie che predispongono al tumore al seno sembra una condanna a morte, tanto che c’e’ chi come Angelina Jolie decide per l’asportazione preventiva, in realta’ le chance di sconfiggere la malattia una volta che arriva sono le stesse di chi non e’ ‘predisposto’ a causa del proprio Dna. A rassicurare le donne, un quarto del totale, che hanno un cancro dovuto a motivi ereditari, e’ uno studio pubblicato dal British Journal of Surgery. I risultati, spiegano gli autori, dovrebbero essere presi in considerazione soprattutto da chi sta meditando sulle varie opzioni a disposizione quando le indagini genetiche danno risultati sconfortanti. Circa un quarto dei tumori al seno, spiegano gli autori, e’ legato a qualche componente genetica, come le famose mutazioni Brca1 e Brca2, quelle appunto di Angelina Jolie, anche se molte mutazioni coinvolte non sono ancora state trovate.

Tumore al senoLa ricerca ha esaminato i dati di circa 3mila donne che avevano avuto una diagnosi di tumore al seno prima dei 41 anni, di cui circa due terzi non aveva familiarita’ per la malattia, quindi non aveva i fattori genetici predisponenti, mentre un terzo si’. Sia sotto il profilo della crescita del tumore che della risposta al trattamento lo studio non ha trovato differenze tra i due gruppi, un segno che le mutazioni favoriscono l’insorgenza del tumore ma poi non ne influenzano il comportamento. “Le pazienti possono sentirsi rassicurate – afferma Ramsey Cutress della University of Southampton – perche’ le possibilita’ di essere curate con successo non variano. La sola storia familiare non e’ sufficiente a determinare un esito peggiore del tumore”.

TUMORE AL SENO IMMAGINE OK - CopiaIn Italia si ammalano di tumore circa 50mila donne l’anno, mentre si stima che circa una donna su otto avra’ una diagnosi nella propria vita. I numeri impressionanti, corrispondenti a 4 diagnosi all’ora, sono bilanciati dalla sopravvivenza media, che a cinque anni dalla diagnosi e’ dell’85%. Fondamentali per il buon esito, scrivono anche gli autori dello studio britannico, sono il tipo di tumore da cui una donna e’ colpita e lo stadio a cui viene trattato, oltre che ovviamente il tipo di trattamento utilizzato, mentre uno screening genetico al momento e’ indicato solo per le donne che hanno una parente stretta che e’ stata colpita dalla malattia. ”E’ anche importante ricordare – aggiungono – che una diagnosi precoce del tumore porta a trattamenti piu’ semplici e piu’ efficaci”.