Un blocco della circolazione atmosferica all’origine delle gravi alluvioni fra Texas e Oklahoma, accumuli pluviometrici da record

Le gravi alluvioni che hanno travolto il sud degli USA negli ultimi giorni rientrerebbero in un ampio blocco della circolazione atmosferica sul nord America

Quello appena trascorso è stato il Maggio più piovoso di sempre per la storia climatologica degli stati meridionali degli USA. In particolare per il Texas e l’Oklahoma dove le piogge incessanti degli ultimi giorni, oltre ad aver cagionato innumerevoli danni e purtroppo la morte di almeno 25 persone (e 14 dispersi), hanno permesso l’abbattimento di tutti i precedenti record pluviometrici. Si tratta, per l’appunto, di un evento veramente eccezionale se si considera che le abbondanti precipitazioni sono riuscite a coprire un territorio vastissimo, fra Texas e Oklahoma, grande quanto l’Egitto.

2xus_sfDiverse località hanno fatto registrare i loro rispettivi record pluviometrici, tra cui Wichita Falls, in Texas; Oklahoma City, in Oklahoma; e Colorado Springs, nello stato del Colorado. Le piogge, inoltre, hanno messo la parola “fine” alla prolungata siccità che da anni interessava il Texas e parte dell’Oklahoma occidente, mettendo in crisi l’intera produzione agricola delle grandi praterie del sud degli USA. Ora però si contano i danni prodotti da giorni di piogge torrenziali e forti manifestazioni temporalesche, spesso accompagnate da furibonde grandinate e “tornadoes”, che hanno interessato anche città e i più grandi centri abitati del Texas e dell’Oklahoma.

LaPresse/Reuters
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Questo evento meteorologico particolarmente estremo, definito tale per la durata temporale, l’intensità e soprattutto l’estensione delle precipitazioni in luoghi non abituati a ricevere tutta quest’acqua in pochi giorni, come spiegano anche molti meteorologici statunitensi, è da ascrivere ad un blocco della circolazione atmosferica alle quote superiori della troposfera, indotto da un sensibile rallentamento del ramo principale del “getto polare”, che sovente si presenta fra i 30° e i 60° di latitudine nord e sud, ai confini fra la Cella di Hadley e la Cella di Ferrel. Da un paio di anni a questa parte la rapida riduzione dei ghiacci marini del Polo Nord, con una notevole diminuzione delle aree soggette al cosiddetto “effetto Albedo“, sta creando pesanti ripercussioni sull’andamento meteo/climatico planetario, influenzando direttamente la circolazione generale atmosferica e rallentando notevolmente il flusso del “getto polare” alle quote superiori della troposfera.

texasPerdendo buona parte della sua forma il “getto polare”, per una nota legge fisica, comincia ad ondularsi su se stesso creando delle grandi onde su scala planetaria, meglio note come le “onde di Rossby”. Le “onde di Rossby”, lunghe da 1.000 a 10.000 km, si formano con una precisa successione di tempi e tendono a muoversi da ovest verso est, con una velocità di propagazione che è direttamente proporzionale alla loro lunghezza e alla velocità media di spostamento delle correnti nell’alta troposfera. Nel periodo primaverile ed estivo, quando inizia l’arretramento dei ghiacci marini della banchisa del Polo Nord e il vortice polare (caratterizzato da geopotenziali bassi alla quota di 500 hpa) comincia gradualmente ad indebolirsi e a restringersi su una determinata area del mar Glaciale Artico, le “onde di Rossby” tendono a rallentare la loro velocità di propagazione da ovest ad est, originando dei pattern climatici abbastanza durevoli che potrebbero portare ad una maggiore probabilità di eventi meteorologici estremi che derivano da condizioni prolungate, come siccità, inondazioni, ondate di freddo o avvezioni d’aria calda con onde mobili di calore insistenti per intere settimane.

LaPresse/Reuters
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Negli ultimi anni ne abbiamo avuto la prova. Ogni evento meteorologico estremo è stato caratterizzato dallo sviluppo di enormi “onde di Rossby” che rimangono semi/stazionarie, o letteralmente bloccate per intere settimane sugli stessi territori. Stagnando per intere settimane sulle stesse regioni queste onde planetarie tendono ulteriormente ad amplificarsi di latitudine, rendendo i pattern climatici e le configurazioni bariche piuttosto statiche per periodi di tempo irregolari. Ciò da un lato favorisce l’avvento di ondate di calore sempre più intense e persistenti sulle medie e alte latitudini, mentre dall’altra agevola la discesa di blocchi di aria fredda, di lontane origini artiche, verso le latitudini più meridionali. Questo tipo di schemi climatici, ripetendosi con maggiore frequenza, stanno determinando dei veri e propri scompensi che vanno a minare il delicato equilibrio atmosferico fra poli ed equatore.

L'ampia ondulazione del "getto polare" responsabile delle persistenti precipitazioni che hanno investito il sud degli USA
L’ampia ondulazione del “getto polare” responsabile delle persistenti precipitazioni che hanno investito il sud degli USA

Cosi, sempre più spesso si osservano incredibili ondate di calore che dalle latitudini sub-tropicali si muovono sull’Artico, facendo schizzare i termometri oltre la soglia dei +20°C oltre il Circolo polare Artico, mentre, al tempo stesso, di tutta risposta, insolite ondate di freddo partono dal mar Glaciale Artico per invadere i territori dell’Asia centrale, dell’Europa e dell’America settentrionale, anche nel cuore della stagione estiva, con pesanti anomalie termiche negative su aree soggette al mite clima mediterraneo. Tali squilibri del campo termico e pluviometrico, indotti dalla stazionarietà delle configurazioni bariche, possono risultare veramente letali per l’agricoltura, oltre che per le stesse attività umane, che sempre più spesso si dovranno trovare a fronteggiare eventi meteorologici estremi e duraturi nel tempo. La recente alluvione che ha colpito il sud degli Stati Uniti, fra il Texas e l’Oklahoma, purtroppo s’inquadra in questo tipo di anomalia, seguendo gli eventi meteorologici estremi appena enunciati sopra.

LaPresse/Reuters
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Difatti, analizzando lo schema sinottico dominante che ha prodotto l’evento alluvionale nel sud degli States, si nota come anche in questo caso l’insistenza di un robusto promontorio anticiclonico di blocco posizionato sul Middle-East, ben alimentato nell’alta troposfera da una grande ondulazione oraria del ramo principale del “getto polare” rimasta pressochè stazionaria per più giorni all’altezza degli USA orientali, incentivato da una forte “avvezione di spessore” in quota. Ricalcando uno schema già più volte visto in questi ultimi anni, durante le grandi alluvioni di primavera che hanno colpito l’Europa centro-orientale, fra il Maggio del 2013 e quello del 2014, il robusto promontorio anticiclonico di blocco, che ha posizionato i propri massimi barici fra gli stati del Middle East e l’East Coast, ha impedito la naturale evoluzione verso levante di vari sistemi frontali, provenienti dal nord Pacifico, sfornati in precedenza dall’affondo di alcune saccature.

tornado oklahoma11Questi sistemi frontali impattando davanti il bordo occidentale della vasta struttura anticiclonica hanno rallentato la loro velocità di spostamento verso est, divenendo semi/stazionarie per più giorni sopra le pianure meridionali degli States, con l’isolamento in loco di latenti sistemi depressionari, colmi di masse d’aria fredde in quota che hanno prodotto una considerevole instabilizzazione atmosferica, favorendo lo sviluppo di enormi annuvolamenti che hanno data la stura a piogge diffuse e piuttosto battenti fra Texas e Oklahoma.

tornado oklahoma12Le intense precipitazioni sono state prodotte dall’interazione fra le correnti meridionali, di aria calda e carica di umidità in risalita dal Golfo del Messico, con le masse d’aria decisamente più fredde, da N-NO e NO, in discesa dal Canada centro-occidentale, lungo il margine occidentale di questi sistemi frontali, rimasti stazionari per più giorni sulle aree appena menzionate. In questo caso è stato l’apporto di masse d’aria piuttosto calde, e quindi maggiormente cariche di vapore acqueo dal Golfo del Messico, in risalita sul lato occidentale del vasto anticiclone di blocco, centrato più ad est, ad enfatizzare le precipitazioni fra Texas e Oklahoma, creando i presupposti ideali per lo sviluppo di estese bande di piogge e rovesci distribuite su un ampio areale.