I convogli con passeggeri da ogni parte del mondo potrebbero “trasportare” virus comuni come il morbillo e l’influenza a cui gli indigeni, non avendo difese immunitarie adeguate, soccomberebbero
Il progetto per la costruzione di una ferrovia transamazzonica in Sud America, dall’Atlantico al Pacifico, preoccupa i popoli indigeni e il movimento mondiale Survival International. La ferrovia, che ha il sostegno del governo cinese, attraverserebbe infatti molti territori indigeni e aree ad alta biodiversità della foresta amazzonica di Perù e Brasile. Se venisse realizzata, si teme che le tribù incontattate, le più vulnerabili del pianeta, potrebbero essere devastate da malattie come l’influenza e il morbillo, verso cui non hanno difese immunitarie. Survival International sollecita i governi di Brasile e Perù a rispettare le leggi nazionali e internazionali, che richiedono di consultare i popoli indigeni e di chiedere il loro consenso prioritario per progetti che li coinvolgono. Poiché non è possibile consultare le tribù incontattate, le loro terre devono essere protette per evitare la catastrofe. Il precedente. Negli anni ’80, i 900 km della ferrovia Carajás, nel nord-est dell’Amazzonia brasiliana, aprirono la terra di molti popoli indigeni come gli Awá isolati, a taglialegna, allevatori e coloni illegali. Moltissime famiglie vennero massacrate e molte altre morirono per le malattie portate dagli esterni; il disboscamento dilagante causò la deforestazione di più del 30% del territorio centrale degli Awá.


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