Il futurismo è tornato alla ribalta internazionale con la grande mostra retrospettiva al Guggenheim Museum di New York
Solo alcuni anni fa, il futurismo era ancora controverso. Oggi – persino quello storico più contestato, anni 30…, entra persino nei Municipi. L’Evento (che conferma lo sdoganamento definitivo del Futurismo) anticipato da una bellissima anteprima, lanciata a partire dal mese di maggio dal quotidiano La Nuova Ferrara, (a cura dell’Associazione Culturale StileItalico: ovvero il noto animatore culturale Alberto Squarcia, comitato scientifico Renzo Orsini e Arianna Fornasari.), venerdì 12 giugno, (fino al 26) ore 17 vernissage, culmina infatti con una mostra La Ferrara Futurista... nel Salone d’Onore persino del Municipio, Comune di Ferrara, la città d’arte dell’Ariosto, De Pisis, Bassani, N. e F. Quilici, Antonioni, R. Pazzi, V. Sgarbi, C. Rambaldi. Per l’occasione azioni performative futuriste di E. De Stefano (noto pittore) e di E. Squarcia, scrittore di fantascienza e film-maker. E’ globalmente una retrospettiva sul futurismo storico ferrarese, nello specifico focalizzata sulla Rivista di Ferrara a suo tempo (anni’ 30) Ferrara, caratterizzata dalle splendide cover, 35 tavole realizzate e-o curate dal 1933 al 1935 da Mimì Quilici Buzzacchi di esplicita matrice futurista. Ogni Domenica inserto delle Cover su La Nuova Ferrara. Della serie, anche nella Ferrara città metafisica, eppur si muove, anche a livello istituzionale: il futurismo è tornato alla ribalta internazionale con la grande mostra retrospettiva al Guggenheim Museum di New York, nel 2014, a cura di Vivien Green. In micro StileItalico riflette anche in Italia la nuova ormai conclamata attenzione e recupero della memoria e dell’antitradizione futurista, in progress dallo stesso Centenario del 2009 e dopo decenni di revisioni critiche creative del Futurismo storico. Soprattutto in Italia, invero, tutt’oggi restano sacche acritiche ancora fissate sulla vecchia equazione futurismo-fascismo, parzialmente almeno sconfessata dalla moderna critica d’arte sul futurismo. Piu nello specifico, la stessa mostra e iniziativa in questione riflette il cosiddetto secondo futurismo (definizione pure oggi contestata dai critici piu recenti), quello piu – si diceva- colluso con il ventennio che coincise storicamente con il trasferimento del futurismo anarchico rivoluzionario delle origini e di Marinetti stesso, in certo senso, come geopolitica ante litteram e sede ufficiale, da Milano a Roma. Invece il Secondo Futurismostesso (Depero, Tato, Fillia, Prampolini, Diulgheroff, Delaunay, Thayat, Benedetta Cappa, Enzo Benedetto, Peruzzi, Delle Site, persino Sironi e fase finale lo stesso Fontana, Belloli ecc.) , oggi è giustamente interpretato come la fase in certo senso costruttiva e strettamente estetica del movimento: con particolare attenzione alla nascente cultura di massa, dalla moda alla pubblicità all’illustrazione alla radio alla fantascienza ecc. Il futurismo da arte d’avanguardia rivoluzionaria a avanguardia di massa, solo in parte colluso con il cosiddetto regime e comunque secondariamente, pur in non esorcizzabili spesso evocazioni simboliche nella stessa produzione artistica pittorica e architettonica, ecc. D’altra parte come chi scrive ha spesso sottolienato nello specifico: specularmente… che facciamo, bruciamo il capolavoro poetico diMajakowsky, “Lenin” o certo Suprematismo/Costruttivismo–Malevjc- Tatlin ecc, per l’evocazione comunista sovietica dichiarata? Negli anni della rivista stessa focalizzata da StileItalico, inoltre, si ricorda il passaggio, 1929, pare l’unico di Marinetti a Ferrara per le celebrazioni su Ludovico Ariosto, quarto centenario, con una memorabile rilettura del Poeta sulla Mura degli Angeli, quasi postmoderna (poi nel volume in merito L’Ottava D’Oro, Mondadori edito per le celebrazioni complessive, testo di Marinetti da chi scrive parzialmente riprodotto nel nostro Il Futuro del Villaggio, Liberty House, 1991)), come sottolineato recentemente dagli stessi Giovanni Antonucci e Antonio Saccoccio, promotore contemporaneo con il sottoscritto del futurismo (si veda http://www.armando.it/marinetti-70. Sintesi della critica futurista, Armando editore, 2015, a nostra cura , tra gli autori G. B. Guerri, E, Crispolti, G. Antonucci, G. Di Genova, M. Duranti, G. Carpi e altri), E sempre in quegli anni non a caso a Ferrara, fu lanciata dallo stesso Nello Quilici con Italo Balbo, ilCorriere Padano, oggi assai meno, con il senno di poi, un foglio di regime che un esempio della complessità stessa della fu rivoluzione/dittatura fascista. Quotidiano che coagulò all’epoca la migliore intellighenzia letteraria nazionale, fascista culturale o meno. (Sul fascismo anche come Cultura, non solo Regime, si vedano i diversi volumi del celebre storico insospettabile Emilio Gentile oltre al ben noto Renzo De Felice; sul futurismo storico anche tecnoanarchico di sinistra,,,,si vedano gli stessi Guerra (Gramsci 2017, La Carmelina e poi -Armando) eSaccoccio (a cura di-) Debord e il Situazionismo Rivisited (Massari).
di Roberto Guerra
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