Battiston (Asi): l’Italia dello spazio sta bene, pronta a competere

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Italia sempre più competitiva sul fronte “spazio”: il fiore all’occhiello è il lanciatore Vega, previsti 10 lanci ogni 3-4 anni

L’Italia dello spazio sta bene e si presenta con le carte in regola in un mondo che compete per ruoli e posizioni di prima linea: lo ha detto il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Roberto Battiston, nel salone aerospaziale di Le Bourget. ”Il nostro Paese – ha aggiunto – ha forti elementi positivi, con una comunita’ scientifica forte e una comunita’ industriale variegata e bene inserita. Bisogna trovare un percorso per mantenere in futuro questa competitivita”’. Per il presidente dell’Asi uno dei fiori all’occhiello dello spazio italiano e’ il lanciatore Vega, la cui evoluzione e’ stata approvata dalla Conferenza ministeriale dell’Esa del novembre 2014. Il suo motore a propellente solido viene potenziato e ”sara’ alla base dei futuri lanciatori europei Ariane 6 e Vega C. Per questo i riflettori sono puntati sulla nostra industria, con Avio e la Elv”, ha rilevato riferendosi all’azienda che a Colleferro costruisce i motori di Vega e alla societa’ che costruisce il lanciatore, costituita al 30% dall’Asi e al 70% dalla Avio. ”Dopo i primi 5 contratti, si sono esauriti quelli per il secondo gruppo di 10 lanciatori e fra non molto sara’ completato anche il secondo gruppo di 10, per un totale di 25. Andando avanti con questo ritmo – ha osservato Battiston – ogni 3 o 4 anni potrebbero esserci 10 lanci di Vega”. Nell’ambito dell’Esa sono gia’ state avviate le discussioni per l’ulteriore evoluzione di Vega, con Vega E”. A questo proposito, ha proseguito, ”l’Italia sta lavorando allo sviluppo di motori a propellente liquido ossigeno-metano, promettenti anche nel contesto del recupero di parti dei lanciatori”. Secondo i dati americane, la possibilita’ di recuperare il primo stadio dopo il lancio puo’ abbattere i costi fino al 30%-50%”, ha osservato. ”Anche se finora i risultati sono pochi, non ci sono impedimenti di principio alla possibilita’ di sviluppare questa tecnologia in modo soddisfacente, arrivando – ha detto – ad un’ulteriore riduzione del costo dei lanci. E l’Europa deve pensare fin da adesso a cosa fare tra 10-15 anni, in materia di meccanismi di recupero e di motori piu’ efficienti”.