Cani, le unità cinofile di soccorso: adesso avranno anche il Gps

In Italia 140 centri di addestramento per i cani di soccorso

“In media facciamo un centinaio di interventi all’anno in tutta Italia: i nostri volontari addestrano i loro cani a salvare vite umane, attivita’ nelle quali stiamo cercando un continuo affinamento di metodi e di attrezzature, ora anche con l’impiego di Gps applicati agli animali che ci permettono di mappare con precisione le zone esplorate e quelle ancora da verificare”. Lo ha detto Bruno Piccinelli, il presidente dell’Unione cinofile da soccorso, oggi protagoniste al World Dog Show in corso alla Fiera di Milano a Rho. I centri di addestramento in Italia sono 140. Tra i quasi 30.000 cani campioni di quasi 300 razze, giunti da 68 Paesi diversi per contendersi svariati titoli mondiali, i cani da soccorso in realta’ somigliano a degli intrufolati ad un gala’ di corte. Ma la dozzina di esemplari dell’Ucis hanno conquistato il pubblico.

Come il capitano Lucky, un pastore tedesco grigione di otto anni, operativo nel ritrovamento di persone sotto le macerie o disperse nei boschi e in montagna, l’ultimo cane da soccorso ancora in attivita’ tra quelli impegnati dopo il terremoto dell’Aquila nel 2009. Gli altri del gruppetto labrador, golden retriver, un border collie e anche dei meticci, poco affascinanti ma professionali e assai motivati, hanno dimostrato come, insieme agli altri 1200 cani dell’Ucis divisi in 140 associazioni di volontariato, siano pronti ogni giorno ad aiutare persone in difficolta’. “Il nostro e’ un gioco di squadra, non ci sono divi ha precisato Piccinelli – le unita’ cinofile operano in gruppo e il risultato positivo e’ merito di tutti”. Per questi cani l’estate e’ la stagione del lavoro piu’ duro. Tra le altre attivita’ sono pronti a pattugliare anche le spiagge per il soccorso ai bagnanti per il quale sono stati addestrati dei Labrador e dei Terranova. Ma si sta pensando di addestrarne una parte, con tecniche di addestramento nuove, alla ricerca di anziani malati di Alzheimer anche in ambito urbano. “E’ difficile, ma noi pensiamo sia possibile e ci proveremo per rispondere anche a questa emergenza”, dicono i volontari.