Cina: oltre 8.000 persone in manette per crimini ecologici

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In Cina è sempre più alto il tasso di violazioni delle norme ambientali: le autorità sono passate all’attacco, prevedendo dei piani di controllo che prevedono multe e detenzione

Oltre 8mila persone sono finite in manette l’anno scorso in Cina per crimini ecologici nell’ambito della guerra all’inquinamento dichiarata dal governo di Pechino. Lo ha riferito ieri il ministro della Protezione ambientale, Chen Jining, all’Assemblea Nazionale del Popolo. secondo Chen oltre 3.400 societa’ e 3.700 siti di costruzioni sono stati trovati a violare le leggi, mentre piu’ di 3.100 posti di lavoro sono stati chiusi definitivamente. Sul sito web del ministero si legge inoltre che nel 2014 la polizia ha ricevuto in carico 2.080 casi di violazione ambientale, piu’ del doppio rispetto all’anno precedente. La stretta e’ il risultato di un aumento dei controlli e di responsabilita’ che a pioggia passa ricade fino alle autorita’ locali. E dal primo gennaio di quest’anno il governo ha concesso loro la liberta’ di multare in modo illimitato o di arrestare i trasgressori recidivi. Tra le misure introdotte dal governo anche fondi speciali da 9,8 miliardi di yuan- circa 900 milioni di euro – per il controllo dell’inquinamento atmosferici. Quella all’inquinamento e’ una delle battaglie piu’ dure che Pechino si ritrova ad affrontare dopo decenni di crescita del Pil a due cifre che hanno pero’ trasformato pesantemente i cieli, il suolo e l’aria del Gigante asiatico. Ingente anche il costo della spesa sanitaria legato a un incremento di malattie cardio respiratorie e di cancro. Ma non solo. In una societa’ sempre piu’ dipendente da acque e cibi inquinati e costretta indossare la mascherina per gran parte dell’anno, l’inquinamento e’ diventato la prima causa di ribellione sociale. Ultima in ordine di tempo quella del distretto di Jinshan a Shanghai, dove nei giorni scorsi i residenti sono scesi in strada per manifestare contro le voci della costruzione di un impianto chimico di paraselene. Utilizzato nella fabbricazione di abbigliamento in poliestere e nelle bottiglie di plastica il parasilene e’ particolarmente pericoloso se inalato o a contatto con la pelle. Progetti simili erano stati pensati anche per le citta’ di Xiamen, Ningbo e Maoming, poi cancellati per pressioni pubbliche.