Clima, Coalizione italiana Parigi 2015: 5 proposte per il governo

“L’Italia ha un indifferibile bisogno di una strategia che fissi gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra”

Cinque proposte per il governo in vista degli Stati generali sui cambiamenti climatici convocati per lunedì 22 giugno alla Camera. Sono quelle stilate dalla ‘Coalizione italiana Parigi 2015: mobilitiamoci per il clima’ (che dalle Alcli al Wwf, da Greenpeace ai movimenti per l’acqua pubblica, passando per Legambiente e Slow food, raccoglie oltre 50 sigle), auspicando l’apertura di “una pagina nuova su un tema che è oggi più che mai al centro dell’agenda politica internazionale”. Le organizzazioni chiedono che “cambi finalmente l’asse della politica del governo Renzi, che in questi 16 mesi – affermano – ha puntato sulle trivellazioni di petrolio e gas e alla riprivatizzazione dell’acqua (con il decreto Sblocca Italia) e messo paletti alla crescita delle fonti rinnovabili (con lo spalma incentivi e con la recente bozza di decreto sulle fonti rinnovabili elettriche) ciò nonostante il successo realizzato negli ultimi dieci anni, con un contributo rispetto ai consumi elettrici passato dal 15 al 38%”. Per questo la Coalizione per il clima chiede che il governo prenda un chiaro impegno su cinque azioni fondamentali:
1 Approvare prima della Conferenza di Parigi una strategia per il clima. L’Italia ha un indifferibile bisogno di una strategia che fissi gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, col relativo Piano di azioni, secondo una prospettiva che assuma sul serio gli obiettivi europei, per l’interesse che ha il nostro Paese a ridurre importazioni e consumi di fonti fossili in tutti i settori strategici e a intrecciare obiettivi economici, industriali e sociali.
2 Realizzare con scelte concrete la just transition verso un’economia low carbon. Dall’edilizia all’industria, dall’agricoltura ai trasporti, occorre spingere con forza un’innovazione trasversale ai diversi settori che permetta di ridurre i consumi energetici e le emissioni, aiutando così le famiglie e le imprese. Per questo serve accompagnare con efficaci politiche le fonti rinnovabili verso la grid parity, in una prospettiva di generazione distribuita integrata nei territori e con interventi di efficienza energetica per ridurre la domanda di energia. Il governo deve intervenire cancellando tutte le barriere che ostacolano lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Il primo segnale che va mandato subito riguarda la radicale modifica della bozza di decreto sulle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche. Il secondo riguarda l’attuazione di quanto prevedono la direttiva sull’efficienza energetica e lo stesso decreto attuativo, sbloccando finalmente il fondo per gli investimenti e introducendo regole chiare per i controlli in edilizia, nell’interesse dei cittadini.
3 Stop ai sussidi alle fonti fossili e alle trivellazioni di petrolio e gas Come sancito dall’ultimo G7 in Germania, occorre cancellare tutti i sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili che ancora esistono in Italia nelle bollette elettriche, nell’autotrasporto, nelle politiche industriali. Ma il governo Renzi deve anche cambiare strada rispetto alle scelte realizzate negli ultimi anni di via libera alle trivellazioni petrolifere, in Italia e nel Mediterraneo.
4 Adattamento del territorio ai cambiamenti climatici Dopo la definitiva approvazione della strategia nazionale di adattamento, occorre passare dalle parole ai fatti con politiche di rafforzamento della resilienza dei territori rispetto ai fenomeni meteorologici estremi, di messa in sicurezza delle città dagli impatti e i danni che sempre più spesso si determinano, di manutenzione del territorio e di riduzione del rischio, di valorizzazione del ruolo dell’agricoltura. In questa direzione, attraverso la chiave dell’adattamento, deve realizzarsi subito la revisione dei progetti contro il dissesto idrogeologico.
5 Sviluppo sostenibile nel mondo, a partire dal Mediterraneo L’Italia, all’interno dell’Europa, deve diventare protagonista di una politica di sviluppo nel mondo che sostenga i paesi più poveri, sia attraverso politiche di trasferimento tecnologico e realizzazione di progetti di innovazione energetica, che di intervento per aiutare i territori più esposti al rischio e agli impatti del rischio climatico. In particolare l’Italia deve assumere questo obiettivo con forza rispetto al Mediterraneo, partecipando al finanziamento del Fondo Verde per il clima con fondi addizionali e individuando progetti di cooperazione per aiutare territori e comunità in progetti di fonti rinnovabili e di adattamento delle città e delle aree agricole ai cambiamenti climatici, in modo anche da affrontare la questione dei profughi ambientali.