Corea del Sud: due vittime per il virus Mers, 680 in quarantena

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Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha stimato in 1.172 i casi di Mers segnalati dalle autorità sanitarie di tutto il mondo

Sono due le vittime finora accertate in Corea del Sud per la sindrome respiratoria del Medio oriente (Mers), un virus altamente rischioso e letale: lo ha reso noto il ministero della Salute, secondo cui ci sono sei nuovi casi di Mers che porta il totale a quota 25. Il numero complessivo comprende anche due persone contagiate dalla cosiddetta “fonte secondaria”, un altro soggetto venuto a stretto contatto con il “paziente zero”, un uomo di 68 anni tornato da un viaggio fatto in Medio oriente ad aprile-maggio e confermato positivo ai test il 20 maggio scorso. Le due persone morte lunedi’, una donna di 58 anni e un uomo di 71 anni, sono state ricoverate nello stesso reparto ospedaliero del “paziente zero” intorno al 15-17 maggio. Il governo sudcoreano e’ finito nel mirino per la risposta che e’ stata considerata troppo lenta nel contenimento del virus dopo gli accertamenti risultati positivi, mentre l’intero Paese e’ in preda a una fortissima preoccupazione, se non al panico. Una riunione d’emergenza delle agenzie governative piu’ legate alla vicenda si e’ tenuta oggi: “Il governo non risparmiera’ tutti gli sforzi necessari per alleviare l’ansia e le preoccupazioni diffuse dato che il caso e’ direttamente correlata alla vita e alla sicurezza delle persone”, ha detto il premier ad interim Choi Kyung-hwan al termine della riunione. Piu’ di 680 persone sono state finora messe in quarantena: il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha stimato in 1.172 i casi di Mers segnalati dalle autorita’ sanitarie di tutto il mondo, tra cui 479 decessi correlati, a partire dalla sua individuazione nel 2012. Il coronavirus Mers, accompagnato da sintomi che vanno dall’influenza alla polmonite, e’ legato alla Sars (la “sindrome respiratoria acuta grave”), malattia mortale che ha ucciso oltre 770 persone nel mondo a seguito del focolaio scoppiato nel 2003 nel sud della Cina.