Corea del Sud: è allarme per l’epidemia di Mers, 13 nuovi casi [FOTO]

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La Mers fa paura. Non esiste un vaccino e il tasso di mortalità verificato è vicino al 40 per cento

L’accessorio più diffuso in questi giorni in Corea del Sud è la mascherina bianca. A suggerirne l’utilizzo è la Mers, ovvero la Sindrome respiratoria mediorientale da coronavirus, un’infezione molto simile alla famigerata Sars, che qualche anno fa provocò centinaia di morti in Cina e il panico nel resto del mondo.
I numeri dell’infezione non sono ancora da allarme globale. Nel paese dell’Asia orientale sono decedute finora nove persone per il contagio, mentre il numero delle persone certamente infettate è di 108, secondo quanto ha riferito l’agenzia di stampa Yonhap.
Oggi si è avuta notizia di ulteriori 13 casi di persone messe in isolamento. Dieci di questi sono pazienti che sono stati contagiati per aver visitato altri pazienti in uno dei principali ospedali del paese. Sono comunque 3.439 le persone attualmente isolate per essere osservate.

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Il paziente numero uno sudcoreano è stato individuato il 20 maggio. Si tratta di un uomo di 68 anni, che aveva viaggiato in Arabia saudita, il paese in cui, nel 2012, è stata per la prima volta individuata la malattia. L’uomo si è sentito male dopo il rientro nel paese e ha visitato diversi ospedali e cliniche, prima che il contagio gli fosse diagnosticato. Quindi, potrebbe essere venuto in contatto con molta gente e gli ospedali, in questo momento, sono visti come i più pericolosi luoghi di contagio. Il primo ministro ad acta Choi Kyung-hwan ha lanciato un appello alla popolazione ad astenersi di visitare familiari e amici, per quanto possibile, negli ospedali. La Mers fa paura. Non esiste un vaccino e il tasso di mortalità verificato è vicino al 40 per cento. Questo ha spinto le autorità sudcoreane a muoversi chiudendo immediatamente oltre 2mila scuole, mentre diverse persone hanno cominciato a evitare luoghi affollati: trasporti pubblici, teatri, cinema, stadi. La stessa presidente sudcoreana, Park Geun-hye, ha rimandato l’atteso viaggio negli Stati uniti, che avrebbe dovuto aver luogo tra il 14 e il 18 giugno, per restare a Seoul a coordinare l’emergenza. A livello internazionale, ci sono paesi, come il Giappone, che si stanno preparando all’arrivo della Mers individuando gli ospedali presso i quali verranno isolate le persone che presentino febbre alta e abbiano avuto contatti con persone contagiate da Mers.

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Ogni giorno 14mila persone viaggiano tra Giappone e Corea del Sud. A spaventare, in particolare, è l’incertezza sulla malattia. Non è chiara l’origine del male, probabilmente animale – come per l’aviaria – e non è stato chiarito neanche il canale di trasmissione. Prima dell’arrivo in Corea del Sud, c’erano stati circa 1.100 casi di contagio, per il 90 per cento nel regno saudita. Un team congiunto formato da funzionari della sanità sudcoreana e dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sta studiando tutti gli elementi che possano individuare precisamente come si propaga il contagio. I primi risultati dell’indagine dovrebbero essere diffusi – secondo la Yonhap – sabato. Il premier Choi ha chiesto comunque alla popolazione e ai media di non diffondere paure ingiustificate, anche per non danneggiare l’economia sudcoreana. E il governo ha stanziato 400 miliardi di won (356 milioni di dollari) per aiutare le imprese danneggiate dall’epidemia.