Ebola, infermiere sardo: seguiti 2 protocolli diversi per i 2 pazienti

Il caso del ‘paziente zero’ Fabrizio Pulvirenti si è dimostrato in ogni caso “caratterizzato da un quadro più  complesso”

Ai due pazienti italiani guariti dal virus ebola sono stati applicati protocolli clinici in parte differenti: questo poiche’ “ogni caso di infezione e’ diverso” e anche per l’influenza dell’eta’. Lo ha spiegato il direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani, Giuseppe Ippolito, durante la conferenza stampa in occasione delle dimissioni del ‘paziente 2′ Stefano Marongiu, l’infermiere sardo di Emergency infettatosi in Sierra Leone e ci di oggi e’ stata annunciata la guarigione. I farmaci, ha detto, “sono stati miracolosi”. Entrambi i pazienti guariti da ebola – il medico Fabrizio Pulvirenti e l’infermiere Stefano Marongiu – hanno presentato, ha spiegato Ippolito, “problemi respiratori e sono stati colpiti da polmonite, ma Stefano e’ piu’ giovane ed il fattore eta’ e’ determinante. Inoltre con Stefano abbiamo iniziato i trattamenti immediatamente e, data l’esperienza acquisita con il primo paziente, abbiamo deciso di non utilizzare plasma da convalescente”. I protocolli seguiti sono stati dunque in parte differenti ma, ha sottolineato Ippolito, “i farmaci sono stati realmente miracolosi, soprattutto gli anticorpi monoclonali impiegati”. Ippolito ha quindi reso noti i tipi di farmaci impiegati: “per il primo paziente abbiamo utilizzato il farmaco Favipiravir ottenuto dal Giappone, plasma da convalescente giunto da Germania e Spagna, il farmaco Zmab ed un altro medicinale prodotto in Italia, il Melanocortin. Per il secondo paziente abbiamo utilizzato i due farmaci Favipiravir e Nill 77, quest’ultimo di produzione cinese”. Per l’infermiere sardo, ha inoltre chiarito Ippolito, si e’ deciso di non usare il plasma da convalescente poiche’ la situazione non lo richiedeva e considerando i rischi comunque legati a tale opzione terapeutica”. Il caso del ‘paziente zero’ Fabrizio Pulvirenti si e’ dimostrato in ogni caso “caratterizzato da un quadro piu’ complesso”. Ippolito ha anche ricordato come il virus rimanga presente per circa 200 giorni dopo la guarigione ed e’ dunque necessario un monitoraggio e l’adozione di precauzioni. A descrivere la situazione clinica dell’infermiere guarito e’ stato anche il coordinatore della task force medica dello Spallanzani, Nicola Petrosillo: “C’e’ stata una complessita’ e varieta’ di manifestazioni cliniche nel paziente. Cio’ dimostra che tutti i pazienti affetti da ebola sono diversi e che la malattia puo’ evolvere in modo imprevedibile anche quando il paziente sembra essere fuori dalla fase critica. I due pazienti italiani sono stati comunque trattati con le migliori terapie possibili”. Facendo dunque gli auguri all’infermiere guarito, Emanuele Nicastri, uno degli altri specialisti della task force medica, ha parafrasato le parole di una canzone di Franco Battiato: “Stefano e’ un essere speciale e noi ci siamo presi cura di lui”.