EXPO: agronomi-volontari spiegano come nasce il cibo

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Boom di presenze alla “Fattoria Globale”: il 60%  dei visitatori sono italiani. I professionisti pronti a chiarire qualsiasi dubbio sul cibo e sull’origine degli alimenti delle nostre tavole

Fra i protagonisti di Expo 2015 ci sono anche loro, i volontari della World Association of Agronomists. Ovvero agronomi e studenti di Agraria di tutta Italia e provenienti da varie parti del mondo (nelle scorse settimane uno studente cinese) che ad Expo operano come guide nel padiglione della World Association of Agronomists e che accompagnano i visitatori negli itinerari guidati alla scoperta degli altri padiglioni di Expo e delle curiosità agronomiche da conoscere. Volontari che si alternano ogni due settimane e preparati con una fase di formazione. La ‘Fattoria Globale’, il padiglione della Waa, ha accolto diecimila visitatori che hanno fatto l’intero percorso guidato, con un 60% di italiani, europei per il 30% di cui Germania, Francia e Svizzera le principali provenienze; il restante 10% proveniente dal resto del mondo, dagli Usa, Cina, Australia fino al Brasile.

GlobalFarm1 “A un mese dall’inaugurazione del padiglione degli agronomi mondiali – sottolinea il presidente del Conaf, Andrea Sisti, participants director WAAforExpo – stiamo raccogliendo risultati davvero molto positivi. C’è una grande voglia di sapere da parte del pubblico e di conoscere ciò che finisce nel piatto e sull’ambiente che ci circonda. Con la ‘Fattoria Globale’ possiamo dare risposte dettagliate e le nostre visite guidate sono l’occasione per arricchirsi culturalmente con l’accompagnamento di un professionista del settore che con parole semplici aiuta a comprendere anche i sistemi e i processi più complessi di produzione”. Gli itinerari degli agronomi all’interno di Expo sono un servizio esclusivo: “La visita – spiega Marcella Cipriani, consigliere del Conaf – offre l’opportunità unica per guardare l’esposizione universale attraverso gli occhi degli agronomi che hanno le competenze tecniche e la sensibilità scientifica di cogliere il vero senso delle tematiche e dei contenuti di Expo”. E dopo due settimane di servizio alla ‘Fattoria Globale’ i volontari della Waa condividono le loro esperienze. “Da milanese – commenta Nicola Noe, dottore agronomo milanese e dottore di ricerca – ho ritenuto Expo un evento che non rivedremo, tanto più dal momento che tratta un tema che è la mia professione; per cui ho subito pensato di volerlo vivere nella maniera più completa possibile, anche sacrificando il lavoro. Sono stato selezionato come volontario del padiglione Agronomi: un’esperienza molto positiva, stimolante, che mi ha permesso di parlare con molte persone di tutto il mondo”. “Sono convinto che abbiamo trasmesso valori e messaggi – assicura – a persone comuni che hanno acquisito delle conoscenze in più sui temi della sicurezza alimentare e della biodiversità, rispetto alle informazione a cui possono accedere normalmente. Un’esperienza che mi ha arricchito dal punto di vista professionale oltre che personale”. “Avevo il desiderio – sottolinea Erika Andenna, dottore forestale di Gemona del Friuli (Udine) – di vivere Expo dall’interno. Grande interesse per la parte di produzione del cibo e agronomia: volevo vedere cosa era rappresentato in questo contesto. Per due settimane ho fatto la guida in lingua inglese, illustrando i temi della ‘Fattoria Globale’ a persone di varia estrazione, età, cultura e ho registrato davvero un grande interesse. Abbiamo comunicato e ‘seminato’ tantissimo: c’è molta voglia di approfondire i temi del cibo e dell’ambiente. Tante persone ci ringraziano ogni giorno perché ‘finalmente qui si parla di contenuti'”. Differenze fra visitatori? “Direi che gli italiani – spiega – hanno su alcuni temi una conoscenza meno approfondita; molto preparati sono i visitatori del Nord Europa, che vogliano sapere concretamente cosa fa l’Associazione degli agronomi mondiali anche in relazione ad altre associazioni come la Fao sui temi di interesse globale. Ho notato una molta fiducia di base per dare un futuro al mondo”. Federico Buchetti, dottore agronomo, arriva da Montepulciano (Siena) e racconta: “Ho saputo tramite il mio Ordine di questa opportunità e del ruolo che l’agronomo poteva ricoprire all’interno del padiglione. Ho pensato di cogliere questa opportunità per fare la guida. Quando mi sarebbe capitato di nuovo? E’ un’esperienza irripetibile, stiamo a contatto con persone di tutto il mondo e ti puoi confrontare con punti di vista diversi a parlare altre lingue; sono state due settimane in un mondo a parte”. “Trovarsi a parlare di argomenti della mia professione a un pubblico generalista – prosegue – è una grande sensazione: le persone restano affascinate, intanto dalla realizzazione in bioedilizia del padiglione; poi, domande che spaziano dall’alimentazione all’agricoltura e sull’ambiente e artigianato. Una fase di vita molto formativa e adesso che ritorno a casa è necessario concentrarsi sui vari spunti che ho appreso e riportarli nella mia attività professionale e nella realtà produttiva toscana”. “Volevo partecipare ad Expo – aggiunge Maria Chiara Segati, livornese laureata in Agraria – e ho saputo della possibilità di partecipare come studente di Agraria: ho colto questa opportunità. Esperienza utile e positiva che mi ha fatto crescere in tutti i sensi, perché sono stata a contatto con molte persone, ho potuto conoscere il mondo del lavoro degli agronomi”. “Ho voluto fare questa ‘avventura’ – conclude Aurelia Astrid Reali, studente di Architettura di Roma – perché è un’opportunità che ti capita una volta nella vita. Esperienza indimenticabile e di vita, che ti aiuta a crescere anche per me che sono studentessa, ti responsabilizza; e poi non capita tutti i giorni di stare a contatto con tutto il mondo”.