Gravidanza e malattie reumatologiche, le raccomandazioni ad hoc

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Grande attenzione viene riservata alla salute delle pazienti sofferenti di lupus eritematoso sistemico e/o di sindrome antifosfolipidica

Il rapporto tra malattie reumatiche, altre condizioni mediche gravi e particolari tipologie di pazienti come le donne in gravidanza è stato argomento di diversi studi presentati al XVI Congresso annuale di Reumatologia della Lega Europea contro le Malattie Reumatiche (Eular 2015) in corso a Roma. Grande attenzione in particolare è stata riservata alla Salute delle pazienti sofferenti di lupus eritematoso sistemico e/o di sindrome antifosfolipidica, per le quali Eular ha formulato raccomandazioni ad hoc sui temi della pianificazione familiare, della riproduzione assistita, della gravidanza e della menopausa. Il lupus eritematoso sistemico è una malattia autoimmune cronica che può interessare ogni sistema d’organo, in special modo il fegato, la pelle, il rene ma anche le articolazioni: colpisce le donne in misura 10 volte superiore agli uomini e insorge in età giovanile fra i 20 e i 30 anni. La sindrome da anticorpi antifosfolipidi è una malattia autoimmune prevalentemente vascolare, che può causare coaguli di sangue lasciando la paziente a rischio di sviluppare trombosi e gravi complicazioni durante la gravidanza, mettendo a repentaglio la stessa vita del feto.

ABORTO IMMAGINE2 - Copia“Le donne – spiega Laura Andreoli dell’Università di Brescia – spesso sviluppano queste condizioni prima di avere figli ed è per tale ragione che le raccomandazioni Eular sottolineano l’importanza di un supporto alle pazienti che intendono pianificare una gravidanza, mettendole al corrente del rischio considerando l’attività della malattia, il profilo serologico, l’ipertensione e l’assunzione di farmaci”. Le giovani donne con lupus eritematoso sistemico presentano inoltre un rischio elevato per eventi cardiovascolari anche in relativa assenza di fattori di rischio specifici e riportano maggiori complicazioni durante la gravidanza. Uno studio condotto in Svezia da M.C. Soh e colleghi su un campione di 3.232 donne malate (72% con figli) ha dimostrato che l’incidenza di eventi cardiovascolari era maggiore fra le donne senza figli (3,4 per 1.000 persone all’anno): a fronte di questi risultati i ricercatori ipotizzano che la gravidanza e le sue complicazioni non accelerano gli eventi cardiovascolari quanto la morbilità correlata alla gravità della malattia, ipotizzando che sia proprio la severità della malattia a ridurre significativamente la fertilità e la possibilità di portare a termine con successo una gravidanza. “Gli studi presentati in questi giorni al congresso Eular – commenta Maurizio Cutolo, presidente di Eular – dimostrano come si possa agire intelligentemente su alcuni mediatori biochimici/ormonali della malattia per migliorare di molto il trattamento del paziente: non soltanto ottimizzando le prescrizioni farmacologiche, basti pensare all’uso razionale/ fisiologico/cronobiologico del cortisone a basse dosi, ma anche facendo attenzione al tipo di pazienti, agli eventi della vita e ai fattori di rischio ambientali, con il vantaggio di una riduzione sostanziosa dei costi sanitari e un sempre maggiore beneficio per i pazienti”.