Il rientro di Samantha Cristoforetti, dai saluti all’atterraggio

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Ecco i momenti salienti: dai saluti all’atterraggio nella steppa del Kazakhstan

E’ stata una lunga giornata, quella del rientro dell’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) Samantha Cristoforetti e dei suoi colleghi, l’americano Terry Virts e il russo Anton Shkaplerov. Ecco i momenti salienti: dai saluti all’atterraggio nella steppa del Kazakhstan.

– ORE 9,00: e’ il momento dei saluti e degli abbracci ai tre colleghi che restano a bordo, l’americano Scott Kelly e i russi Mikhail Kornienko e Gennady Padalka. Per gli astronauti c’e’ anche il tempo per qualche selfie, prima di entrare nella navetta Soyuz che li riportera’ a Terra. Poi la chiusura del portello.

– ORE 12,20: la Soyuz si sgancia dalla Stazione Spaziale e comincia il viaggio che in poco piu’ di tre ore li porta a Terra. La navetta e’ in volo libero e sfreccia alla velocita’ di oltre 28.000 chilometri orari. Per gli astronauti trascorre un’ora e mezza tranquilla. ”E’ una tranquillita’ relativa, osserva l’astronauta dell’Esa Paolo Nespoli: sono attivita’ per le quali si prevede una sequenza definita e con pochi margini di errore”.

– ORE 14,53: si accende il motore principale della Soyuz, in modo da permettere alla navetta di lasciare l’orbita nella quale si trova per puntare verso la Terra. ”E’ una manovra che va fatta nel punto giusto e con i parametri giusti”, osserva Nespoli. ”Una volta partito il motore di rientro e si comincia a cadere nell’atmosfera e comincia una sequenza serrata di attivita’ in vista dell’atterraggio”.

– ORE 15,13: comincia la fase piu’ impegnativa del rientro, nella quale la frizione con l’atmosfera porta la navetta a raggiungere temperature di 1.600 gradi. Attraverso gli oblo’ della navetta l’atmosfera si colora di rosso: ”Sembra di sprofondare attraverso il plasma”, ricorda l’astronauta Roberto Vittori.

– ORE 15,32: si apre automaticamente il paracadute, come previsto, rallentando la corsa da 864 a 324 chilometri orari.

– ORE 15,43: atterraggio. ”E’ il momento piu’ traumatico – osserva Nespoli – e molto brutale, ancora di piu’ perche’ arrivi da mesi trascorsi in assenza gravita”’. Poi finalmente gli astronauti vengono aiutati ad uscire dalla navetta. Il primo e’ stato l’americano Terry Virts, quindi Samantha Cristoforetti e per ultimo il comandante della navetta, Shkaplerov. L’impatto e’ tremendo, ma tutto quello che resta, rileva Vittori, e’ che ”non c’e’ nulla di piu’ bello della Terra”.