In Russia il vino friulano diventa osè: pubblicizzato da modelle completamente nude [FOTO]

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In Italia è’ subito bufera di polemiche, ma l’azienda che ha commissionato lo spot si difende “non è volgarità, ma solo arte”

L’idea che ha avuto un’azienda di export russa, la Simple, ha davvero dell’irriverente: ha studiato un modo molto particolare di pubblicizzare il vino friulano che esporta in Russia. Lo spot in questione, ritrae delle giovani donzelle in una mise “molto naturale”, forse troppo, sono infatti completamente nude. Lo spot della durata di 2 minuti e 48 secondi è stato ambientato presso due importanti aziende friulane produttrici di vino, la  Felluga e la Pasini; nello spot è stato riproposto uno scenario tipico della campagna friulana, e le modelle, vestite solo di coroncine di foglie ed uva, giocano fra i vitigni, rincorrendosi, sorridendosi e muovendosi fra la natura con pose sinuose e sensuali. L’obiettivo dell’azienda russa, ovvero quello di colpire il proprio target di riferimento attraverso qualcosa di forte e provocatorio sicuramente è stato raggiunto, forse, anche una certa scia di polemiche. Ma, come si suole dire in questi casi, “parlate male purchè ne parliate”. Il video è diventato virale sulla rete in pochissimo tempo ed è arrivato anche alle orecchie o meglio agli occhi della Consigliera regionale Eleonora Frattolin che non è sembrata affatto soddisfatta dell’immagine che trapela da quello spot del Friuli Venezia Giulia. La consigliera (e non solo) obietta sul fatto che la regione italiana e la sua prestigiosa produzione di vini sia stat associata ad un’ immagine così scadente ed a tratti volgare in cui si strumentalizza spudoratamente il corpo femminile. Il proprietario di una della aziende importatrici di vino, la Felluga, che ha prestato i propri vitigni e case padronali per girare le immagini, controbatte alle accuse di “strumentalizzazion”, spiegando che non sempre nella nudità femminile c’è della volgarità, ma piuttosto arte, così come arte è saper produrre un vino cosi prestigioso. Del resto, se ci si sofferma un attimo a pensare, se l’idea fosse stata di Botticelli sarebbe stata considerata arte e non un mero spot volgare e provocatorio così come è stato invece “etichettato”.