Infertilità: le cause risalgono all’infanzia, a rischio 1 bambino su 3

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L’opera del pediatra è fondamentale sia per la prevenzione primaria, attraverso la sensibilizzazione dei giovani all’adozione di comportamenti più responsabili, sia per la prevenzione secondaria

Circa un bambino o ragazzo su tre presenta condizioni mediche o comportamenti che possono avere ripercussioni negative sulla futura fertilita’, ma la prevenzione nell’infanzia e nell’adolescenza puo’ dimezzarne i rischi. Lo afferma la Sip, Societa’ Italiana di Pediatria, durante il congresso nazionale a Roma. In mezzo secolo il numero di spermatozoi nel maschio si e’ ridotto della meta’. Oggi il 20% delle coppie non riesce ad avere figli in maniera naturale e nel 40% dei casi e’ l’uomo ad avere problemi. “Nella grande maggioranza dei casi le cause risalgono all’infanzia e all’adolescenza”, ha spiegato Giovanni Corsello, presidente del Congresso e della Societa’ Italiana di Pediatria, “i fattori di rischio sono alcune patologie e condizioni mediche dei primi anni di vita che non vengono riconosciute in tempo e alcuni comportamenti e stili di vita errati in eta’ adolescenziale come fumo e abuso di alcol e sostanze stupefacenti. L’opera del pediatra e’ fondamentale sia per la prevenzione primaria, attraverso la sensibilizzazione dei giovani all’adozione di comportamenti piu’ responsabili, sia per la prevenzione secondaria, cioe’ la diagnosi e il trattamento precoce delle condizioni mediche che possono portare all’infertilita’, e, infine, attraverso i controlli periodici, per far si’ che possano essere evitate eventuali complicanze di patologie gia’ diagnosticate”. Criptorchidismo e varicocele sono le due malattie che incidono di piu’ sulla futura fertilita’. Il primo interessa il 3-5 per cento dei neonati ed e’ piu’ frequente nei bambini nati pretermine, il secondo e’ una condizione che riguarda il 20 per cento degli adolescenti. Il fumo di sigaretta e di marijuana, l’abuso di bevande alcoliche e il consumo di sostanze stupefacenti sono stati, invece, associati a danni genetici a livello del dna degli spermatozoi e quindi ad una riduzione della fertilita’ maschile.

STOP FUMO NUOVA - Copia - CopiaSecondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanita’ il 20 per cento dei ragazzi italiani fuma sigarette e l’87 per cento inizia prima dei 20 anni. Circa il 30 per cento degli adolescenti fa anche uso di cannabis, l’abuso di alcol interessa il 64 per cento degli adolescenti e fino al 10 per cento in maniera abitudinaria. “Se consideriamo che negli adolescenti e’ molto frequente il policonsumo di fumo, alcol e marijuana (fino al 64 per cento dei ragazzi) e’ chiaro come questi fattori di rischio, sommandosi, possono in qualche modo danneggiare i testicoli, in un’eta’ delicata come quella della maturazione e dello sviluppo”, ha spiegato Giuseppe Saggese, presidente della Conferenza dei Direttori delle Scuole di Specializzazione in Pediatria Saggese. Un ulteriore fattore di rischio sono le malattie sessualmente trasmesse, come la chlamydia, la gonorrea, la sifilide, l’hiv, gli herpes-virus e soprattutto il virus del papilloma umano. Anche ilsovrappeso e l’obesita’durante l’adolescenza determinano uno squilibrio ormonale che puo’ avere effetti negativi Secondo Andrea Lenzi, presidente della Societa’ Italiana di Endocrinologia, “il momento piu’ critico si verifica nella fase di passaggio dal pediatra al medico dell’adulto. A 15-16 anni, quando il bambino smette di andare dal pediatra perche’ anche i genitori sospendono le visite periodiche, non viene piu’ fattoalcun controllo: invece per salvaguardare la salute il potenziale riproduttivo delle generazioni future occorre un percorso assistenziale post-pediatrico che consenta di agire proprio sulla finestra critica rappresentata dal passaggio dall’infanzia all’adolescenza, alla giovinezza”. Per una corretta prevenzione i controlli vanno fatti alla nascita, a 12, 16 e a 18 anni. “Nell’infanzia il bambino deve essere sottoposto ad un controllo finalizzato a valutare la posizione dei testicoli e la eventuale presenza di alterazioni del pene e del meato uretrale, o della presenza di fimosi”, ha affermato Lenzi. “Fra i 12 e i 16 anni una visita pediatrica di tipo andrologico risulta essenziale per seguire questo delicato processo di sviluppo ed individuare patologie come il varicocele. Al raggiungimento della maggiore eta’ far visitare i propri figli significa mantenere attenzione su questa sfera abituando il ragazzo a controllarsi senza problemi,a verificare che lo sviluppo sia avvenuto correttamente e anche a prevenire il tumore al testicolo, uno fra quelli che colpiscono piu’ frequentemente i giovani fra i 15 e i 35 anni”.