L’enciclica di Papa Francesco: “l’informazione sull’ambiente spesso è corrotta”

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I mass media colpevoli di fare disinformazione: è necessaria  la sincerita’ e verita’ nelle discussioni scientifiche e politiche senza mistificazioni sui rischi che corre la popolazione

Se certamente politici e imprenditori sono responsabili diretti di molti disastri ambientali, anche i mass media hanno le loro colpe quando diventano complici, volontari o meno, di mistificazioni sui rischi che corre la popolazione. Lo afferma Papa Francesco nell’enciclica “Laudato si'”. “La previsione dell’impatto ambientale delle iniziative imprenditoriali e dei progetti – scrive infatti – richiede processi politici trasparenti e sottoposti al dialogo, mentre la corruzione che nasconde il vero impatto ambientale di un progetto in cambio di favori spesso porta ad accordi ambigui che sfuggono al dovere di informare ed a un dibattito approfondito”. Per il Pontefice, “e’ sempre necessario acquisire consenso tra i vari attori sociali, che possono apportare diverse prospettive, soluzioni e alternative”. “Ma nel dibattito – scrive – devono avere un posto privilegiato gli abitanti del luogo, i quali si interrogano su cio’ che vogliono per se’ e per i propri figli, e possono tenere in considerazione le finalita’ che trascendono l’interesse economico immediato”. In definitiva, “bisogna abbandonare l’idea di ‘interventi’ sull’ambiente, per dar luogo a politiche pensate e dibattute da tutte le parti interessate. La partecipazione richiede che tutti siano adeguatamente informati sui diversi aspetti e sui vari rischi e possibilita’, e non si riduce alla decisione iniziale su un progetto, ma implica anche azioni di controllo o monitoraggio costante”. “C’e’ bisogno – raccomanda il Pontefice – di sincerita’ e verita’ nelle discussioni scientifiche e politiche, senza limitarsi a considerare che cosa sia permesso o meno dalla legislazione”. Bergoglio affronta nel testo anche il tema molto delicato delle ricerche che precedono decisioni che possono avere conseguenze negativa sulla vita delle popolazioni. Secondo il Papa, “uno studio di impatto ambientale non dovrebbe essere successivo all’elaborazione di un progetto produttivo o di qualsiasi politica, piano o programma. Va inserito fin dall’inizio e dev’essere elaborato in modo interdisciplinare, trasparente e indipendente da ogni pressione economica o politica”. Ogni studio di fattibilita’, raccomanda il Papa, “dev’essere connesso con l’analisi delle condizioni di lavoro e dei possibili effetti sulla salute fisica e mentale delle persone, sull’economia locale, sulla sicurezza”. “I risultati economici – sottolinea – si potranno cosi’ prevedere in modo piu’ realistico, tenendo conto degli scenari possibili ed eventualmente anticipando la necessita’ di un investimento maggiore per risolvere effetti indesiderati che possano essere corretti”.