Medicina: 70 km in bici dopo una protesi all’anca grazie a un intervento hi-tech

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Un ciclista ritorna in sella grazie ad una protesi all’anca: l’intervento rivoluzionario farà scuola nel campo della chirurgia, trasmesso domani in live streaming

Di nuovo in sella, in grado di macinare 70 km a soli 3 mesi da una protesi d’anca, grazie a un intervento ‘hi tech’. Ha recuperato prontamente il ciclista di 35 anni, sportivo agonista, operato al Policlinico Umberto I di Roma: “Voleva tornare a pedalare e ritrovare le performance di prima. Un obiettivo che siamo riusciti a realizzare”, racconta all’Adnkronos Salute il chirurgo Alessandro Calistri, specialista in ortopedia e traumatologia. L’intervento eseguito da Calistri e dalla sua equipe, ‘armati’ in sala operatoria di Google glass e Go-pro, farà scuola: verrà trasmesso in live streaming domani, alle 14.30, per illustrare la tecnica e permettere a 100 chirurghi collegati da tutt’Italia di assistere come fossero in sala, ascoltare le spiegazioni e a loro volta fare domande. E’ l’iniziativa di formazione a distanza promossa da Orthoweb Academy (orthowebacademy.it). In Italia sono circa 70 mila l’anno le operazioni di protesi d’anca, più del resto d’Europa. E sono “in aumento i pazienti giovani, sotto i 55 anni: nel loro caso – afferma Calistri, direttore dell’Anca Clinic di Roma – è ancora più importante garantire pieno ritorno all’attività sportiva o lavorativa.

interventoE questo è ormai possibile grazie a un protocollo relativamente nuovo di inserimento della protesi metallo-metallo, di cui ora vediamo effetti e benefici a 15 anni”. Benefici visibili soprattutto in questi pazienti giovani: “Se con gli strumenti protesici tradizionali il tasso di fallimento raggiungeva il 30% – spiega – oggi si aggira fra il 5% e l’8% nei maschi. E nei centri ad alta specializzazione non supera il 2%”. Minori rischi di usura e sostituzioni, a tutto vantaggio della qualità di vita di chi ancor giovane, ha già una protesi. Le artrosi dell’anca fra i giovani “sono in aumento – prosegue il chirurgo – ma non perché fanno molto sport. Anzi, il movimento preserva dall’usura. Si tratta piuttosto dell’effetto a lungo termine di patologie congenite o pediatriche, che creano problemi tipici dei settantenni”. Il ciclista trentenne, il cui intervento – eseguito nell’Unità operativa complessa di Ortopedia e traumatologia dell’Umberto I di Roma, diretta da Ciro Villani – farà scuola, soffriva infatti di displasia dell’anca. Nel suo caso, come nelle altre operazioni di questo tipo eseguite da Calistri, il posizionamento della protesi “è stato eseguito con accesso posterolaterale modificato, in modo da preservare la vascolarizzazione del femore ed evitare che l’incapsulamento soffochi la parte interessata. Non è previsto deposito di sangue preoperatorio, né trasfusioni postoperatorie, né l’uso di cateteri vescicali e drenaggi”. Il paziente si rimette in piedi, aiutato da stampelle, nel giro di 24 ore e dopo 4 giorni torna a casa. Non solo. “Dopo questo intervento – evidenzia Calistri – non c’è bisogno di fare riabilitazione. Basta che il paziente compia i normali movimenti quotidiani, come camminare e fare le scale. Questa tecnica, dunque, ha anche il vantaggio di abbattere i costi. Un vantaggio non da poco in questi tempi ‘di magra'”.