In Italia circa 4 milioni di persone ne sono affette, spesso senza neanche saperlo: la “malattia silenziosa” si può combattere con una flora batterica “amica”
L’hanno definita la ‘malattia invisibile’, perché i pazienti hanno un aspetto sano e arrivano alla diagnosi con difficoltà. Eppure è una delle malattie reumatiche in assoluto più diffuse: solo in Italia si stimano dai 3 ai 4 milioni di persone con fibromialgia, in maggior parte donne. Stanchezza al risveglio, dolore, senso di fatica, gastrite e colite, mal di testa e vertigini sono i segni che più spesso vengono riferiti. Ebbene, i lattobacilli dello yogurt possono rivelarsi utili contro questo problema, come spiegano i ricercatori al 2° Congresso nazionale della Sigr (Società italiana di gastroenterologia), a Roma dal 24 al 26 giugno. “Fino al 70-75% dei pazienti che presentano diagnosi di colon irritabile sono poi classificabili come fibromialgici e viceversa: il 60% dei fibromialgici lamenta problemi di colon irritabile e presenta una comorbidità accentuata con la celiachia (intolleranza al glutine)”, sostiene Menotti Calvani, specialista in Neurologia e nutrizionista all’Università di Roma Tor Vergata, nella sua relazione dedicata a fibromialgia e ruolo dell’alimentazione. “Clinici e ricercatori hanno studiato a fondo – prosegue Calvani – se esistesse una correlazione tra malattia e sintomi gastrointestinali, sospettando, a ragione, un ruolo del microbiota, ossia la composizione della flora batterica intestinale, oggi ‘indagato speciale’ in una molteplicità di condizioni che includono l’obesità e i disturbi dell’umore”. La flora batterica comunica con il cervello “attraverso uno specifico asse ‘microbi-intestino-cervello’, giacché nel colon sono presenti e ben attivi la quasi totalità dei neurotrasmettitori cerebrali che agiscono su un folto gruppo di neuroni intestinali, quasi 500 milioni”. Se l’intestino del feto è sterile, questa condizione cambia immediatamente in quanto i batteri intestinali sono trasmessi dalla madre durante il parto e poi modificano la loro qualità con la dieta. Dieci volte più numerosi delle cellule propriamente umane, i batteri presenti nel corpo umano si suddividono in migliaia di ceppi e altrettanti Dna. Le scoperte sulle proprietà del microbiota sono recenti e comprendono, oltre a un effetto barriera contro gli agenti esterni, una funzione immunologica con azioni regolatorie e pro-infiammatorie, sino al metabolismo di grassi e zuccheri. A seconda di ciò che mangiamo o dei farmaci che assumiamo, dunque, selezioniamo batteri favorevoli o meno creando una sorta di ‘impronta individuale’ che ci predispone, o ci protegge, rispetto a una lunga serie di condizioni. All’Università del Maryland suggeriscono ai pazienti una dieta corretta e variata che possa migliorare i sintomi della patologia passando attraverso un miglior stato di salute del microbiota: frutta e verdura con predilezione per i vegetali dotati di proprietà antiossidanti come mirtilli e ciliegie, spinaci e peperoni, poi cereali integrali e riso nero per aumentare l’apporto di fibre a cui aggiungere proteine derivate da carne bianche, pesce di mari freddi e soia. Pollice verso per cibi pronti, precotti e industriali. “Alcuni pazienti fibromialgici – interviene Vincenzo Bruzzese, presidente Sigr – presentano una sensibilità al glutine, condizione diversa dalla celiachia e che viene diagnosticata con una biopsia intestinale. Una ricerca del 2014 apparsa su ‘Rheumatology International’ ha rivelato come, eliminando il glutine dalla dieta di un campione di soggetti, si otteneva una significativa riduzione del dolore e un miglioramento della qualità di vita”. “La ricerca ci dice che la soluzione potrebbe risiedere – conclude Menotti Calvani – nel dotarci di una flora batterica amica. Circa 1 secolo fa per combattere le malattie del cervello si toglieva il colon, nello stesso periodo il premio Nobel Mechnikov proponeva di cambiare il microbiota con lo yogurt: potrebbe essere quest’ultima l’idea vincente. A patto però di inserire i microbi giusti”.


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