Un assetto circolatorio ad “Omega” favorirà il ritorno dell’anticiclone africano sul bacino centro-occidentale del Mediterraneo: le previsioni meteo
Nonostante gli alti e bassi di queste ultime due settimane la stagione inizia a marciare spedita verso un lungo periodo di tempo stabile e soleggiato. Come già anticipato nei giorni scorsi l’opprimente promontorio anticiclonico di matrice nord-africana, dopo svariate settimane di assenza, torna a farci visita nel bel mezzo della prima decade di Luglio, in uno dei periodi tradizionalmente più stabili dell’anno.
Lo stesso anticiclone sub-tropicale è già pronto a dipanare verso l’Italia la seconda intensa ondata di calore dell’estate 2015, probabilmente la più intensa dell’anno, pronta a far schizzare i termometri oltre il muro dei +36°C +37°C sulle aree urbane della pianura Padana, con locali picchi sui +38°C sulle pianure interne del centro-sud. La cupola anticiclonica che sta per invadere il bacino centro-occidentale del mar Mediterraneo in questi giorni è rimasta semi-stazionaria sopra gli “arroventati” deserti del Marocco orientale e dell’Algeria centrale, dove in alcune località e depressioni salate del Sahara algerino i termometri hanno sfondato i +48°C +49°C esacerbati dalle notevoli “Subsidenze atmosferiche” indotte dallo stesso regime anticiclonico, caratterizzato da elevati di geopotenziale in quota.
L’arrivo dell’anticiclone africano è dettano da un ben delineato assetto configurativo che ora andremo ad analizzare nel dettaglio. Lo sviluppo della suddetta onda anticiclonica è da ricercare nella singolare configurazione ad “Omega” che in questi ultimi due giorni si è venuta a realizzare sull’area euro-atlantica. Difatti, ad ovest delle Isole Britanniche, sull’Atlantico orientale, è presente una ampia circolazione ciclonica, ben collaudata in quota, alimentata dal ramo principale del “getto polare” che esce a gran velocità dalla costa canadese. Nel frattempo, sull’Europa orientale, come avevamo precedentemente prognosticato, permane una semi-stazionaria circolazione depressionaria strutturata in quota fra la Bielorussia e la Russia europea sud-occidentale, il cui moto verso levante viene bloccato dall’imponente blocco anticiclonico posizionato fra la Russia orientale, gli Urali e il bassopiano della Siberia occidentale, dove continua a fare molto caldo, con temperature schizzate ben oltre il muro dei +30°C.
Tale quadro barico descrive al meglio una configurazione ad “Omega” che blocca la circolazione atmosferica alle medie latitudini, favorendo ampi scambi di calore lungo i meridiani, con flussi d’aria fredda che dall’Artico scendono verso le latitudini temperate e flussi d’aria calda che dalla fascia sub-tropicale risalgono fin verso il Polo Nord. Entro il prossimo fine settimana questo assetto configurativo favorirà una notevole espansione verso nord del promontorio anticiclonico dinamico sub-tropicale algerino, il quale invaderà l’intera Europa centro-occidentale venendo ulteriormente rinvigorito dal contemporaneo approfondimento della saccatura che si andrà a sviluppare ad ovest delle Isole Britanniche, della Spagna e del Portogallo, causa una sensibile intensificazione del “getto polare” sopra l’Atlantico che avrà il merito di stirare l’asse di saccatura fino in prossimità delle isole Canarie.

La saccatura scivolando lungo l’Atlantico orientale, con l’annessa circolazione depressionaria ubicata a sud-ovest dell’Irlanda, stimolerà più ad est un “tilting” dell’ampia promontorio anticiclonico nord-africano, attestato con il proprio asse principale fra l’Algeria centrale, la Spagna ed il sud della Francia. Quest’ultimo, a seguito dello stiramento della saccatura atlantica, in fase di “tilting” visto il notevole rinforzo del “getto” lungo il ramo ascendente della saccatura, comincerà a gonfiarsi sopra il Mediterraneo centro-occidentale, evolvendo in un vero e proprio promontorio anticiclonico di blocco che ergerà la propria cupola (la cosiddetta “cresta d’onda”) fino alla Danimarca e alla Svezia meridionale e il Baltico occidentale, che verrà costantemente alimentato dalla risalita di masse d’aria molto calde e secche direttamente aspirate dai deserti dell’Algeria centrale. Per quel che concerne l’onda di calore va ricordato che verrà ulteriormente enfatizzata dalla classica “avvezione di spessore”, il flusso di aria piuttosto calda e secca, ben strutturato nei medi e bassi strati, che comincia a crescere di quota, interessando gli strati medi e superiori della troposfera.
Questi flussi caldi, d’origine sub-tropicale continentale (provenienti dalla regione sahariana, dai 25°-30° latitudine nord), crescendo di quota tendono ad investire una maggior fetta di troposfera, comportando importanti aumenti dei valori di geopotenziale (a 500 hpa), coadiuvati da sensibili aumenti termici (sia d’origine radiativa che per il contributo dell’insolazione). L’aumento dei valori del geopotenziale in quota ovviamente tendono a stabilizzare maggiormente la massa d’aria calda, che sale dalle latitudini sub-tropicali, associando ad essa condizioni spiccatamente anticicloniche, anche se non manca mai la copertura nuvolosa, di tipo avvettivo (alta e stratiforme).
Il rialzo del geopotenziale in quota, oltre a stabilizzare la massa d’aria sub-tropicale, sempre che non vi siano intrusioni fredde nell’alta troposfera dai quadranti sud-occidentali o occidentali (spesso responsabili dello scoppio improvviso dei violenti temporali pre-frontali che salgono il ramo ascendente di una saccatura o di una giovane ciclogenesi), favorisce al contempo una recrudescenza della calura nei bassi strati, vuoi anche per il contributo dell’insolazione che della stessa ventilazione meridionale, dominante in seno ai flussi sub-tropicali. Da qui tende a svilupparsi la cosiddetta onda mobile di calore (“heat waves” per gli inglesi, i meteorologi statunitensi e canadesi) che s’innesca lungo i confini fra un’area anticiclonica, particolarmente strutturata nella media troposfera, e il ramo ascendente (bordo orientale) di una estesa saccatura che dalle alte latitudini (sub-polari) si estende verso latitudini più meridionaliSul bacino del Mediterraneo l’avvento delle classiche ondate di calore si delinea nell’erezione, verso nord o nord-est, di robusti anticicloni di blocco che dall’entroterra desertico del Marocco, dell’Algeria e della Libia si innalzano verso il Mediterraneo, venendo alimentati al proprio interno da un esteso flusso di aria calda e molto secca che viene aspirata direttamente dal Sahara centro-occidentale, più precisamente dall’area del Maghreb.
In genere in queste situazioni l’aumento della “compressione adiabatica” generato dall’avvezione di spessore negli strati intermedi, le notevoli “Subsidenze atmosferiche” (correnti discendenti tipiche nelle aree anticicloniche), l’intensa insolazione e la scarsa umidità, inibita proprio dalla “compressione” verso il basso delle masse d’aria, già in origine piuttosto calde (aria sub-tropicale), comportano un sensibile aumento delle temperature che si riscontra soprattutto nei medi e bassi strati della troposfera. Le configurazioni adatte per l’innesco delle ondate di calore risultano molto frequenti fra la tarda primavera e l’estate e possono interessare anche l’Europa centro-settentrionale, con risentimenti fino alle latitudini sub-polari.
Il caldo potrebbe farsi veramente intenso anche sull’area alpina e sull’Europa centrale, con temperature massime davvero molto elevate, specie fra Francia orientale, Germania, Repubblica Ceca, Belgio, Olanda. L’alito caldo partorito dai deserti marocchini e algerini entro la prima decade di Luglio rischia di lambire la Danimarca e l’estremo sud della Svezia, dove i termometri potrebbero schizzare di colpo oltre i +30°C.


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