Flessioni, esercizi, allungamenti, tecnica… E frutta, verdura, cibi sani. Perche’ il vero allenamento comincia a tavola. Sport e alimentazione, una coppia potenzialmente vincente se si seguono alcune regole individuali e che sempre piu’ mettono lo stomaco al pari dei muscoli. Infatti, nutrirsi in modo personalizzato e idoneo al gesto atletico durante le fasi di allenamento puo’ notevolmente migliorare le prestazioni sportive. Del tema si e’ parlato a Roma all’Universita’ Niccolo’ Cusano grazie a un convegno organizzato dall’ateneo e da Upainuc (Universita’ popolare dell’Accademia di nutrizione clinica): con il contributo di numerosi esperti e relatori e’ stato evidenziato che quando l’equilibrio tra sport e alimentazione si rompe e’ possibile che atleti alle prese con sforzi o gare impegnative presentino importanti carenze nutrizionali in grado di compromettere le loro prestazioni o addirittura il loro stato di salute. Al servizio della prestazione sportiva oggi sono disponibili nuove conoscenze in materia di scienza dell’alimentazione che consentono di intervenire in maniera individuale e incisiva sulla quotidianita’ di tutti coloro che praticano attivita’ sportiva dilettantistica o professionale.
“L’alimentazione per un atleta e’ fondamentale- spiega il presidente di Ainuc, Carmelo Rizzo- e’ come mettere benzina pulita in un motore. Ecco perche’ avere degli squilibri nutrizionali, dovuti ad esempio a una intolleranza o a una predisposizione genetica, porta ad avere un distress e una scorretta metabolizzazione di alcuni alimenti, cui si possono aggiungere altri fattori ormonali, traumatici, ambientali e via dicendo”. In questo modo “il motore non ha piu’ l’energia necessaria per soddisfare le richieste fiosologiche, specialmente quella superiore di uno sportivo”. Secondo Rizzo l’attenzione su questo tema “e’ sicuramente migliorata rispetto al passato, ma non bisogna seguire le mode e magari diete che compaiono sui giornali e sui media che non hanno fondamenti scientifici e sono squilibrate”. La dieta dunque e’ un “allenamento invisibile e quotidiano”, fa notare Maria Antonietta Palomba, specialista in Nutrizione clinica e docente di Nutrigenetica. E quanto l’alimentazione possa influire sulle prestazioni di un atleta, ecco l’esempio: Novak Djokovic”. Da quando il tennista “ha cambiato modo di nutrirsi eliminando glutine e latte, e’ diventato numero uno nella classifica mondiale e ha vinto Wimbledon, risolvendo i problemi derivati da difficolta’ di concentrazione, scarsa resistenza ma soprattutto attacchi di asma che insorgeva dopo diverse ore di gioco”.
Possiamo quindi sintetizzare dicendo che “non esistono alimenti in grado di far vincere una gara, ma esistono quelli che la fanno perdere”. Mangiare in modo corretto e adeguato all’attivita’ sportiva che si porta avanti e’ una pratica che bisognerebbe iniziare da bambini, perche’ “sono il nostro futuro in tutti i campi e quindi anche nella vita sportiva. L’Italia- fa notare Palomba- forse non sa mettere bene l’accento sull’importanza della corretta alimentazione, nonostante il made in Italy sia riconosciuto in tutto il mondo come una salvezza e un modo per prolungare la vita. Gli interventi sull’alimentazione dello sportivo purtroppo iniziano quando la carriera e’ gia’ delimitata, mentre dovremmo cominciare dalle scuole. Ad esempio, io seguo molti bambini anche autistici e il cambio dell’alimentazione cambia anche la vita. Senza dimenticare che stiamo parlando dei pazienti migliori e piu’ facili da trattare perche’ non hanno convinzioni e abitudini consolidate rispetto a un adulto intossicato, anche dalle informazioni sbagliate”.


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