Salute, iodio sconosciuto: per il 30% dei bimbi italiani “abita” tra monti e laghi

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In pochi conoscono i cibi ricchi di questo minerale: se poco più di uno su 5 (22%) sa che ce n’è molto nel pesce e in minima quantità nel formaggio (9%), sono tanti a credere che lo contengano anche carne e verdure

Lo iodio? Abita fra monti, laghi e fiumi per 3 bambini italiani su 10. Sul minerale amico della tiroide i piccoli della Penisola hanno poche idee, e confuse. Eppure nel nostro Paese la carenza di iodio riguarda anche loro: secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità si ammalano di gozzo circa 6 milioni di connazionali (oltre uno su 10), e soltanto nella popolazione giovanile il problema riguarda almeno il 20%. Un ragazzino su 5. Con l’arrivo della bella stagione gli esperti della Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica (Siedp) tornano a far luce sulla necessità di combattere la carenza iodica e lanciano una campagna di informazione estiva con indicazioni pratiche per un’alimentazione ad hoc. L’iniziativa, inserita nell’ambito del Progetto italiano contro la carenza di iodio in pediatria, “nasce per rispondere alle esigenze emerse dai dati Osnami (Osservatorio nazionale per il monitoraggio della iodoprofilassi in Italia) dell’Iss, che indicano come il nostro Paese sia ancora a carenza iodica anche in molte regioni costiere”, spiega in un incontro a Milano il presidente della Siedp, Mohamad Maghnie, responsabile dell’Unità operativa di endocrinologia clinica e sperimentale dell’Istituto Giannina Gaslini-università di Genova. Un dato “quasi scandaloso” in una nazione come la nostra, che rientra nel novero dei Paesi ricchi e si affaccia sul mare per circa 7.500 chilometri. Per invertire il trend dei consumi di iodio, “immobile da 4-5 anni”, gli specialisti della Siedp hanno pensato che fosse “fondamentale agire sulla triade madre-padre-bambino e in particolare sulla donna che aspetta un figlio o intende concepirlo. Uno studio pubblicato su ‘Lancet’ – ricorda Maghnie – ha infatti dimostrato peggiori performance cognitive in età scolare nei bambini nati da donne in carenza iodica”. E così, “tra ottobre 2014 e aprile 2015 abbiamo organizzato un tour nelle scuole primarie e secondarie di primo grado di 10 città italiane (Milano, Torino, Genova, Bologna, Pisa, Roma, Napoli, Potenza, Bari e Cagliari), che ci ha permesso di raggiungere oltre 1 milione di studenti in 3.500 istituti”. Durante le varie tappe nelle scuole d’Italia la Siedp ha condotto un’indagine sui questionari somministrati a mille bambini, fotografando le conoscenze dei piccoli sullo iodio. Il primo risultato è che in pochi conoscono i cibi ricchi di questo minerale: se poco più di uno su 5 (22%) sa che ce n’è molto nel pesce e in minima quantità nel formaggio (9%), sono tanti a credere che lo contengano anche carne e verdure. Idee poco chiare anche su dove lo iodio è presente in natura: quasi un piccolo italiano su 3 dice correttamente che si trova nel mare con gli scogli, però circa altrettanti (31%) pensano che stia nei laghi, in montagna e nei fiumi, e il 16% lo immagina nel mare con la spiaggia. Come previsto per legge, nelle mense scolastiche della Penisola il pesce viene servito regolarmente anche se piuttosto di rado: 1-2 volte a settimana nel 12% dei casi e 2-3 volte solo nel 5%. A casa quasi tutti mangiano pesce saltuariamente e appena il 14,7% lo mangia più volte alla settimana. Normalmente il pesce in generale piace (73,1%); il 17,9% dei baby-italiani non lo ama ma lo mangia lo stesso, mentre l’8,6% non ne vuole proprio sapere. Complessivamente, calcolano dunque gli esperti, più di un bambino su 4 non lo gradisce. Le ragioni principali sono le spine (nel 58% dei casi) e l’odore (23,1%.). “Gli eventi nelle scuole – commenta Maghnie – hanno permesso di evidenziare carenze specifiche nella frequenza di assunzione di pesce, che avviene in media solo una volta alla settimana. Crediamo si tratti di risultati importanti, che hanno contribuito a sensibilizzare la popolazione sull’importanza di una corretta assunzione di iodio per evitare i rischi di deficit cognitivi dei bimbi”. La Siedp intende proseguire nell’attività informativa avviata, valutando la possibilità di estenderla anche a nuovi ‘bersagli’ come “i pediatri e i ginecologi”. L’obiettivo finale è “incidere concretamente sui consumi alimentari” del Belpaese, ‘iodizzando’ in particolare quelli degli adulti del futuro. “Fra un anno contiamo di capire se ci siamo riusciti”, conclude il numero uno della Siedp. Nel frattempo il consiglio è sempre quello: “Poco sale, ma iodato”.