Il 29% della popolazione italiana vive in luoghi dove la concentrazione degli inquinanti è costantemente sopra la soglia di legge
L’inquinamento atmosferico causa ogni anno in Italia circa 30mila decessi solo per quanto riguarda il particolato fine (PM2,5), una cifra che rappresenta, incidenti esclusi, il 7% di tutte le morti. In termini di mesi di vita persi, significa che l’inquinamento accorcia mediamente la vita di ciscun italiano di 10 mesi: 14 per chi vive al nord, 6,6 per chi abita al Centro e 5,7 al Sud e isole. Eppure il solo rispetto dei limiti di legge salverebbe 11mila vite l’anno.
Questi i risultati più rilevanti del progetto Ccm Viias (Valutaziine Integrata dell’Impatto dell’Inquinqmento Atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute) finanziato dalmCentro Controllo Malattie del Ministero della Salute e coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitatio Regionale del Lazio con la collaborazione di Università e Centri di ricerca.
I dati – presentati oggi a Roma, a pochi giorni dalla risoluzione sull’inquinamento atmosferico adottata dalla 68ma Assemblea Mondiale della Sanità, che chiede ai Governi di intraprendere misure immediate e urgenti – dicono che il 29% della popolazione italiana vive in luoghi dove la concentrazione degli inquinanti è costantemente sopra la soglia di legge, ma evidenziano anche considerevoli disuguaglianze degli effetti sanitari dell’inquinamento sul territorio italiano . È colpito maggiormente il Nord (per il 65% del totale), le aree urbane congestionate dal traffico e le aree industriali. Anche la combustione di biomasse – principalmente legno e pellet – è responsabile della maggiore incidenza di morti e malattie per l’esposizione al particolato.


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