I ricercatori ritengono che la scoperta, pubblicata sulla rivista ‘EBioMedicine’, potrebbe richiedere una revisione immediata dell’attuale standard di cura
Contrariamente a quanto predicato dall’attuale ‘dogma medico’, secondo cui i vecchi antibiotici stanno ormai smettendo di funzionare, i ricercatori della University of California, San Diego School of Medicine e della Skaggs School of Pharmacy and Pharmaceutical Sciences, ‘riabilitano’ l’azitromicina, un comune antimicrobico, che secondo i loro studi uccide molto efficacemente batteri multiresistenti, in condizioni che ricordano da vicino quelle dell’organismo umano. I ricercatori ritengono che la scoperta, pubblicata sulla rivista ‘EBioMedicine’, potrebbe richiedere una revisione immediata dell’attuale standard di cura per i pazienti con infezioni da cosidetti ‘superbug’. L’azitromicina è l’antibiotico più prescritto negli Stati Uniti, soprattutto per cicli brevi finalizzati a curare mal di gola e sinusiti. Ma non è mai stata somministrata pazienti con alcune delle infezioni batteriche più nefaste e multiresistenti. Questo perché anni di test in colture standard di laboratorio avevano concluso che l’azitromicina non uccide questi tipi di microbi.
“Non aver mai messo in dubbio questa procedura ha portato i medici a non considerare una terapia potenzialmente salva-vita, sicura e facilmente reperibile in qualsiasi ospedale o farmacia”, sostiene l’autore senior Victor Nizet. Invece, “sappiamo che l’azione e la potenza dei farmaci può cambiare del tutto in un ambiente diverso”. E così è avvenuto sotto gli occhi di scienziati che non si sono voluti arrendere all’uso di un solo metodo di studio. La squadra di Nizet ha studiato ceppi estremamente resistenti agli antibiotici di batteri Gram-negativi: Pseudomonas aeruginosa, Klebsiella pneumoniae e Acinetobacter baumannii. Questi agenti patogeni raramente infettano persone sane, mentre colpiscono pazienti debilitati negli ospedali. Il team ha scoperto semplicemente che coltivare questi batteri in ??coltura di tessuti di mammiferi fa una grande differenza nella loro sensibilità all’azitromicina. Per verificare questi promettenti risultati di laboratorio in vivo, gli esperti hanno poi trasferito l’esperimento su un modello murino. Hanno trattato i topi con polmonite da A. baumannii con una singola dose di azitromicina. Ventiquattro ore dopo, i topi trattati con azitromicina avevano il 99% in meno di batteri nei polmoni rispetto ai topi non trattati. Lo stesso è accaduto in modelli murini di P. aeruginosa e K. pneumoniae: una dose singola di azitromicina ha ridotto la conta batterica di oltre 10 volte. Secondo gli autori, “questo studio suggerisce che l’efficacia generale degli antibiotici nei decenni dopo la scoperta della penicillina ha portato a una sorta di compiacenza nei confronti del sistema classico per la loro valutazione. Oggi serve invece un approccio più olistico, perché se qualcosa di così semplice potrebbe essere stato trascurato per tanti anni, cos’altro ci stiamo perdendo?”.


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