Sempre più probabile un evento “strong” di El Niño, quali conseguenze sul resto del pianeta?

L’ulteriore riscaldamento delle acque del Pacifico equatoriale preoccupa i meteorologi statunitensi: è il fenomeno di El Niño

Il fenomeno atmosferico di “El Niño” sta cominciando ad intensificarsi notevolmente lungo il Pacifico equatoriale. Proprio in questi giorni, analizzando le temperature delle acque superficiali del Pacifico equatoriale, sono emersi i primi segnali precursori per una nuova ulteriore intensificazione di questa nuova fase di “El Niño”, che avrà importanti ripercussioni climatiche su scala planetaria, con l’avvento di prolungati periodi siccitosi sul continente australiano e sulle isole più meridionali di Indonesia e Papua Nuova Guinea, mentre un sostanziale incremento di piovosità si andrà via via ad affermare fra le isole e i tanti atolli corallini del Pacifico centrale e sulle più aride coste di Ecuador, Peru e Cile, costantemente lambite dalla fredda “corrente marina di Humbold”, che inibisce l’attività convettiva nell’intera area.

gl_anom_mmSolo nell’ultima settimana, secondo i dati rilevati dalle boe oceanografiche posizionate sul Pacifico equatoriale, le anomalie termiche positive delle acque superficiali oceaniche, relative a “El Niño”, sarebbero sui +1.4°C. Appena un decimo sotto dalla fatidica soglia dei +1.5°C, che fa riferimento agli episodi di “Nino strong”. In sostanza col passare dei giorni e delle settimane crescono sempre più le probabilità che il fenomeno possa entrare nella fase “strong”, nel corso della prossima stagione autunnale, con ripercussioni inevitabili (sia in forma diretta che indiretta) sul resto della Terra. Questa tendenza preoccupa non poco i meteorologi statunitensi, ma non solo.

gl_sst_mm (2)Se il fenomeno entrerà nella fase “strong”, nel corso della prossima stagione autunnale, dobbiamo senza dubbio prepararci ad un significativo aumento delle temperature medie globali per l’ultima parte del 2015 e l’inizio del 2016. Nel frattempo, col progredire di questo nuovo ciclo d “ENSO”, la risposta atmosferica non è mancata. Nell’ultimo mese l’attività convettiva, legata al progressivo riscaldamento delle acque superficiali oceaniche, è in decisa crescita anche sul Pacifico equatoriale orientale, dove cominciano a svilupparsi i primi grossi “Clusters temporaleschi”.

slideshow-el-ninoL’enorme striscia di acque caldissime, dilagando sopra la superficie del Pacifico equatoriale, nel corso dei prossimi giorni e delle prossime settimane tenderà a contrastare con le acque superficiali più fredde, ancora preesistenti sul Pacifico sud-orientale, dove tuttora resistono anomalie termiche negative, specie nel tratto di oceano antistante le coste del Cile. Questo importante riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico orientale equatoriale, nei prossimi giorni, comincerà ad avere importanti conseguenze, tradotte in un ulteriore rafforzamento dell’attività convettiva davanti le coste pacifiche centroamericane, da Panama al Costa Rica, dove, grazie al contributo dell’ITCZ in risalita verso nord, si potranno sviluppare imponenti “Clusters temporaleschi”, capaci di scaricare forti precipitazioni, a prevalente sfogo temporalesco.

1998-El-NinoUn sensibile incremento della piovosità si dovrebbe registrare lungo le coste pacifiche colombiane e quelle ecuadoregne, dove nelle prossime settimane potrebbero manifestarsi fenomeni precipitativi di una certa intensità. Nel frattempo il fenomeno di “El Nino” rischierà di avere pesantissime ripercussioni climatiche già dal prossimo autunno, contribuendo a determinare un conseguente aumento delle temperature medie a livello globale entro il 2016, con il rischio di gravi siccità in Australia, mentre tempeste e inondazioni sferzeranno le coste occidentali del continente americano. Nella prima fase del fenomeno, specie se in presenza di un “Nino strong”, il caldo dilagherà soprattutto nelle aree tropicali continentali, con l’innesco di ondate di calore molto forti che potrebbero mettere a rischio la stabilità di molti record di caldo assoluti.