Spazio: test fallito per super-paracadute della NASA

Il test è stato effettuato lanciando la capsula munita del paracadute ad un’altitudine di 37 chilometri sopra l’Oceano Pacifico

Secondo tentativo fallito per il super-paracadute della Nasa: il “Low-Density Supersonic Decelerator” (Ldsd) si è aperto solo parzialmente, il che pone non poche difficoltà all’Agenzia spaziale statunitense dal momento che il dispositivo viene ritenuto fondamentale per una futura missione su Marte.
Il test è stato effettuato lanciando la capsula munita del paracadute ad un’altitudine di 37 chilometri sopra l’Oceano Pacifico, grazie a un pallone aerostatico; la capsula, a forma di disco e del peso di circa tre tonnellate, è stata poi sganciata e dei piccoli razzi ausiliari l’hanno portata fino a un’altitudine di 55 chilometri, quota da cui è infine rientrata a una velocità supersonica. Nella prima fase la navicella ha raggiunto una velocità di circa 4.650 chilometri orari: un primo paracadute denominato Siad (“Supersonic Innflatable Aerodynamic Decelerator”) si è aperto regolarmente frenando la capsula fino a una velocità di circa 3mila km/h; successivamente è avvenuta l’apertura – ma solo parziale – dell’Ldsd. Un terzo test del sistema è previsto per l’estate del 2016. Il “Low-Density Supersonic Decelerator” (Ldsd) ha un diametro di 30 metri e la capacità teorica di ridurre la velocità di ingresso di una capsula da Mach 2 a una velocità inferiore a quella del suono: una manovra necessaria data la tenue atmosfera di Marte, che offre una resistenza minore rispetto a quella terrestre (motivo per cui i test sono effettuati a grande altezza, dove la densità del’aria è minore).