Tumore alla prostata, San Raffaele: individuata una molecola che blocca le difese

“Questa ricerca potrebbe modificare l’approccio ai pazienti con tumore in fase iniziale, che al momento vengono soltanto tenuti sotto osservazione nel tempo”

Uno studio condotto dai ricercatori dell’Irccs Ospedale San Raffaele coordinati dal dottor Matteo Bellone, capo Unita’ Immunologia cellulare, potrebbe aprire la strada a nuovi approcci diagnostici e terapeutici del tumore alla prostata nelle sue fasi iniziali. La ricerca, a cui e’ dedicata la copertina di maggio della rivista scientifica Cancer Research, e’ stata condotta su campioni umani e modelli murini e ha dimostrato il ruolo della proteina Tenascina-C, maggiormente espressa dal tumore nelle fasi precoci di malattia. Tenascina- C viene prodotta dalle cellule staminali del carcinoma prostatico – le cellule tumorali che contribuiscono alla crescita, alla diffusione e rigenerazione del tumore – e viene utilizzata da queste ultime come un’arma per sfuggire alla risposta del sistema immunitario. Secondo gli scienziati, le cellule staminali tumorali permettono al tumore di rigenerarsi e dare origine a metastasi, migrando precocemente ai linfonodi connessi alla prostata. L’identificazione tempestiva di queste cellule nella prostata e nei linfonodi pelvici, cosi’ come la loro eliminazione attraverso terapie specifiche, potrebbe percio’ prevenire la progressione della malattia. Analizzando sezioni anatomiche di prostata umana e murina, gli studiosi hanno notato che la Tenascina-C e’ espressa maggiormente nelle prime fasi del tumore alla prostata e nelle metastasi, dove inibisce la funzione di difesa dei linfociti T, rendendoli incapaci di distruggere le cellule staminali tumorali che sopravvivono nei tessuti contaminati. Terapie mirate a contrastare l’attivita’ immunosoppressiva della Tenascina-C potrebbero percio’ favorire l’eliminazione delle cellule tumorali che la esprimono, riducendo le possibilita’ che il tumore si espanda e si ripresenti. “Questo studio identifica la Tenascina-C come molecola bersaglio di potenziali approcci terapeutici mirati a facilitare il riconoscimento e l’eliminazione delle cellule staminali tumorali da parte del sistema immunitario” spiega il dottor Bellone. “Sebbene questa ipotesi debba ancora essere verificata appieno sull’uomo, questa ricerca potrebbe modificare l’approccio ai pazienti con tumore in fase iniziale, che al momento vengono soltanto tenuti sotto osservazione nel tempo” continua l’esperto. Questo lavoro e’ stato possibile grazie ai finanziamenti di AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) e del Ministero della Salute Italiano.