L’Hiv e’ stato identificato come causa dell’Aids nel 1983 da Luc Montagnier e da Robert Gallo, anche se il Nobel e’ poi andato solo al primo. E da quel giorno la lotta per trovare la cura e’ stata continua, segnata da grandi speranze e grandi investimenti, ma finora non e’ stato trovato ne’ un vaccino ne’ una terapia specifica risolutiva. Risultati incoraggianti sono giunti finora da trattamenti farmaceutici in grado di arginare gli effetti della sindrome e il primo farmaco di questo tipo e’ stato la zidovudina (o AZT), disponibile dal 1987.
Ma la tendenza del virus a sviluppare mutazioni resistenti e l’alta tossicita’ del farmaco portarono all’abbandono della monoterapia nel 1991 in seguito alla messa in commercio di una nuova terapia a due farmaci (biterapia). Dal 1996 la scoperta di altri inibitori della proteasi ha permesso poi un nuovo protocollo farmacologico altamente efficace, basato su tre inibitori virali (triterapia), l’attuale terapia standard, detta HAART (Highly Active Antiretroviral Therapy). Oggi esistono varie famiglie di farmaci, capaci di bloccare o rallentare la replicazione virale. La ragazza francese che da 12 anni non ha piu’ l’Aids e’ stata trattata fin dalla nascita proprio con un cocktail antiretrovirale per sei anni, la prima volta per un periodo cosi’ lungo, e forse e’ la tempestivita’ e la lunghezza del trattamento ad aver bloccato finora la malattia. Non di guarigione si tratta, sottolineano i ricercatori, ma sicuramente un importante passo avanti nella ricerca sullo sviluppo del virus. L’Aids annualmente miete 1,5 milioni di vittime l’anno. Nel nostro Paese, in cura ci sono circa 100 mila sieropositivi e si stimano circa 20 mila persone che non sanno di avere il virus.
L’esperto: “fondamentale terapia precoce”
La storia della ragazza francese di 18 anni che ha registrato una regressione del virus Hiv a 12 anni dall’interruzione dei trattamenti anti-retrovirali ”e’ parallela a quella del ‘Mississipi Baby’, che era stato in remissione per 2 anni e mezzo. Il concetto alla base della remissione del virus e’ lo stesso: e cioe’ la centralita’ della terapia precoce, che determina una serie di fattori virologici e immunologici che favoriscono il controllo del virus”. Ad affermarlo e’ Paolo Rossi, direttore del Dipartimento Pediatrico Universitario Ospedaliero del Bambino Gesu’ di Roma. Rossi e’ anche coordinatore del consorzio EPIICAL, che riunisce i piu’ grandi centri che si occupano di HIV pediatrico al mondo: ”C’e’ da dire che i fattori che sono responsabili di questo controllo – spiega l’esperto – non sono ancora completamente conosciuti. Possiamo immaginare che quando nascono dei bambini infetti e vengono trattati precocemente, si realizza uno spettro variabile di situazioni. Nella maggior parte dei casi, i bambini trattati precocemente all’interruzione della terapia avranno una ripresa piu’ o meno veloce della replicazione virale. In altri casi, come quelli del Mississipi baby e della ragazza francese, si riscontera’ un periodo piu’ lungo di remissione se non una vera e propria cura funzionale nonostante la sospensione della terapia antiretrovirale”. Proprio la ”convinzione che sia fattori virologici che immunologici siano responsabili della remissione del virus HIV rappresenta il cuore del neonato consorzio EPIICAL. Questi casi – sottolinea Rossi – saranno analizzati con tecniche innovative ad altissima risoluzione per individuare con precisione i fattori che sono associati a queste, per ora, felici eccezioni”. Questi pazienti, conclude, ”rappresentano infatti il modello ideale per generare dati virologici e immunologici che possano favorire interventi terapeutici basati su vaccini o farmaci in grado di indurre tali condizioni biologiche eccezionali in tutti i pazienti che iniziano la terapia precoce, al fine di sospenderla e mantenere una remissione clinica e virologica”.



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