In anni di crisi, italiani a caccia di prezzi convenienti ma non certo a scapito della qualità
Nella scelta di un alimento, per l’87,6% conta la tipicità e il radicamento territoriale del prodotto, per l’86,3% la certificazione Doc, Docg e Dop, per il 59% la marca. Territorialità, trasparenza e certificazione sono al cuore delle scelte alimentari degli italiani come garanzia di qualità, sicurezza e salubrità del cibo. E’ quanto emerge da dalla ricerca del Censis ‘Gli italiani e il cibo. Rapporto su un’eccellenza da condividere’, realizzata per il Padiglione Italia di Expo 2015 e presentata alla presenza della presidente Diana Bracco. Fatti salvi i fondamentali, gli italiani sono comunque refrattari a qualunque ortodossia alimentare. Con la crisi si è potenziata la logica soggettiva di combinare stili alimentari diversi con grande pragmatismo. Ecco perché nel quotidiano vince l’estrema articolazione delle diete. Nel Paese della dieta mediterranea, a oltre 20 milioni di italiani capita di mangiare nei fast food (2,8 milioni lo fanno regolarmente). E i prodotti tipici locali o di sicura provenienza italiana possono convivere con i surgelati (34,3 milioni di italiani acquistano surgelati e 24,7 milioni congelano pietanze preparate da loro stessi). Nelle abitudini degli italiani la qualità si unisce alla praticità in una logica combinatoria all’insegna del ‘politeismo alimentare’.


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