Alimenti: quando l’olio di palma sfratta gli orango

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Le piantagioni di palma da olio, che stanno proliferando a macchia d’olio in conseguenza all’aumento di domanda nei mercati di olio di palma, minacciano la sopravvivenza degli oranghi: le foreste pluviali, loro habitat, sono via via sostituite da distese di palme

Orango e foreste: c’è per loro una minaccia comune che si chiama olio di palma. La palma da cui si estrae l’olio è coltivata soprattutto in Indonesia e Malesia che, insieme, producono oltre l’85% di tutto l’olio di palma usato nel mondo. Questo avviene su un territorio che, fino poco tempo fa, era per lo più una foresta pluviale vergine. Se 50 anni fa, l’82% dell’Indonesia era coperta da foreste, già nel 1995 la percentuale era scesa al 52%: al ritmo attuale, denuncia il Wwf, entro il 2020 le foreste indonesiane (seconde solo a quelle amazzoniche) saranno distrutte e con loro andranno perduti tutti quei servizi ecosistemici cruciali per la sopravvivenza delle popolazioni locali e della biodiversità.

tilda orangoL’orango (Pongo pygmaeus) abita proprio in quelle foreste (soprattutto Borneo e Sumatra), la cui distruzione ne minaccia gravemente la sopravvivenza. Se gli oranghi sono oggi il simbolo della lotta all’espansione delle piantagioni di palma da olio, anche centinaia di altre specie, tra cui l’elefante, il rinoceronte e la tigre sono a rischio per il costante aumento della domanda di questo olio. Per questo il Wwf è impegnato, anche con la partecipazione alla Round Table on Sustainable Palm Oil (Rspo), affinché l’olio di palma venga prodotto senza distruggere le foreste e gli altri ecosistemi prioritari. Ciò richiede uno sforzo concertato di più parti: lungo tutta la catena di approvvigionamento, dai produttori alle aziende, dalla grande distribuzione al mondo politico e finanziario, fino ai consumatori.