Amaranto: uno pseudo-cereale antichissimo e ricco di virtù benefiche

L’amaranto, come la quinoa e il grano saraceno, è uno pseudo-cereale in quanto, pur essendo simile nell’aspetto ai comuni cereali, dal punto di vista botanico appartiene alla  pseudo-cereale piuttosto che a quella delle Graminacee. Si tratta di una pianta antichissima, originaria dell’America Centro-Meridionale, già nota alle civiltà precolombiane: gli Inca e gli Aztechi, infatti, la usavano per il sostentamento quotidiano, ritenendola sacra per via delle sue preziose virtù.

Leggero, altamente digeribile, l’amaranto è ricco di amido ma soprattutto di proteine ad alto valore biologico. L’assenza di glutine lo rende adatto ai celiaci e ai bimbi in svezzamento, mentre la linina in esso contenuta è coinvolta nell’assorbimento di calcio e nella produzione di anticorpi, enzimi e ormoni. L’amaranto, ricco di calcio, fosforo, magnesio e ferro, è indicato nelle diete delle persone con problemi intestinali, è ideale nella preparazione di pappe per bimbi, anziani, convalescenti e per chi segue diete ipocaloriche.

Buon antiossidante, esso previene disturbi cardiovascolari e ipertensione, è povero di grassi, facilita la perdita di peso ed evita possibili picchi d’insulina per cui può essere consumato anche dai diabetici. Oltre ai chicchi, anche le foglie sono edibili: vanno cucinate come gli spinaci, nonostante il loro sapore ricordi quello dei carciofi. Una curiosità: la pianta è utilizzata a scopo ornamentale ed i suoi fiori non perdono la loro brillantezza di colore anche dopo essere appassiti.

Non è un caso che il nome “amaranto” derivi dal greco “amarantos” (durevole, che non sbiadisce). Venduto in pratiche confezioni sottovuoto, è acquistabile nei negozi di alimentazione biologica. Come cucinarlo? Ottimo come zuppa con le verdure, tostato in padella antiaderente e consumato come anack insieme allo yogurt o come ingrediente da aggiungere all’impasto per biscotti.