Ambiente, Goletta Verde: il via il progetto per la pesca sostenibile

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Lo scorso anno, l’indagine di Goletta Verde evidenziò la presenza, nei mari italiani, di 27 rifiuti galleggianti ogni chilometro quadrato

“Reti da pesca e polistirolo galleggiante continuano a invadere i nostri mari, con percentuali preoccupanti e in crescita”. È quanto emerge dalla stima effettuata da Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente a tutela dei mari e delle coste italiane, al giro di boa di questo tour 2015. Una situazione che ha spinto la nave di Legambiente a lanciare il progetto “Sviluppo sostenibile delle attività di pesca” rivolto a ridurre l’impatto degli attrezzi da pesca abbandonati, attivando vere e proprie bonifiche dei fondali marini, e a sensibilizzare e informare i pescatori sulle conseguenze di questi abbandoni. La campagna, promossa dall’Alleanza delle cooperative italiane coordinamento Pesca (composta da Agci Agrital, Lega Pesca, Federcooppesca), partirà dalle regioni ricadenti nell’Obiettivo convergenza: Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Il progetto prevede l’individuazione, la mappatura e il recupero degli attrezzi da pesca e reti fantasma e la bonifica, e quindi il ripristino delle naturali condizioni ambientali, delle aree di mare interessate. Grande importanza sarà data anche alla gestione a terra delle reti e attrezzi recuperate che verranno avviati ad un corretto smaltimento ed al contempo sarà possibile istituire nei porti coinvolti nel progetto delle procedure pilota di raccolta delle reti da pesca che, attualmente, è carente in gran parte delle nostre marinerie.

img-1207092018-Goletta_Verde“L’aumentata frequenza degli attrezzi da pesca abbandonati, persi o dismessi in mare, ghostfishing è il termine utilizzato nella letteratura scientifica, comporta un aumento degli impatti sugli habitat costieri interessati da attività di pesca – sottolinea Serena Carpentieri, responsabile Goletta Verde – Si tratta di una situazione che sta peggiorando a causa dell’aumento delle operazioni di pesca e all’utilizzo di attrezzature in materiali sintetici resistenti ed estremamente durevoli: basti pensare che nylon ed altri materiali plastici una volta persi, persistono nell’ambiente per secoli”. “Spesso nasse e reti vengono smarrite durante tempeste o, in presenza di forti correnti, abbandonate o addirittura rimangono incagliate in altre reti o trappole precedentemente poste sui fondali – aggiunge – Tale fenomeno genera altre conseguenze, perdite economiche dirette e indirette per gli operatori del settore e danneggiamento dei principali habitat bentonici. Proprio per questo attraverso la realizzazione di questo progetto vorremmo sensibilizzare i pescatori a denunciare la perdita delle attrezzature e, parallelamente, promuoverne così il recupero”. La plastica è sicuramente il rifiuto più presente in mare. Secondo il Consiglio generale della Pesca nel Mediterraneo (FAO) sono oltre sei milioni di tonnellate i materiali solidi e pericolosi di origine umana che vengono scaricati ogni anno nei mari del mondo e ben il 10% è costituito dalle reti fantasma e dagli attrezzi da pesca che vengono persi o abbandonati. Adagiandosi sui fondali, questi attrezzi causano un notevole impatto sulla biodiversità perché continuano a catturare pesci, danneggiando e ostacolando la vita di tutti gli organismi marini. Un esempio per capire la vastità del fenomeno è riscontrabile anche dall’attività di recupero degli attrezzi e reti perse in Adriatico nell’ambito del progetto Ipa dove, in meno di un anno di indagine, sono stati raccolti quasi due tonnellate di reti e attrezzi persi in mare. Lo scorso anno, l’indagine di Goletta Verde evidenziò la presenza, nei mari italiani, di 27 rifiuti galleggianti ogni chilometro quadrato. Di questi il 20% era rappresentato da reti e polistirolo galleggiante, frammenti o intere cassette che si usano per contenere il pescato, percentuale che fu superata solo dalle buste pari al 41% e dai frammenti di plastica al 22%.