Ambiente, olio di palma: ecco l’alternativa sostenibile

La palma da olio contribuisce in maniera significativa a soddisfare la domanda globale di olio, garantendo una quota pari al 40% dei consumi mondiali

“Esiste un’alternativa sostenibile alla coltivazione convenzionale dell’olio di palma, un’alternativa che permette di preservare l’ambiente, le foreste pluviali e l’habitat di numerose specie animali, garantendo allo stesso tempo un’equa remunerazione dei lavoratori e delle comunita’ locali: e’ l’olio di palma certificato Rspo. La Rspo (Roundtable on Sustainable Palm Oil) e’ un’organizzazione non governativa multi stakeholder fondata- tra gli altri- da Wwf nel 2004 per minimizzare gli impatti ambientali e sociali derivanti dalla coltivazione di olio di palma, attraverso l’introduzione di uno standard di sostenibilita’ composto da 38 diversi parametri sociali, economici e ambientali. Il recente dibattito emerso anche in Italia sui temi che riguardano la sostenibilita’ ambientale dell’olio di palma ha spinto la Rspo a prendere posizione, mostrando la possibilita’ di coltivare palma da olio salvaguardando l’ambiente, attraverso l’utilizzo di terreni che non sono stati direttamente oggetto di deforestazione, e, allo stesso tempo, garantendo l’approvvigionamento a quella che e’ diventata una delle principali fonti per la domanda globale di olii e grassi vegetali. In confronto ad altre colture oleaginose, la palma da olio e’ infatti quella che consente la maggiore resa per ettaro, superando da quattro a dieci volte altre colture quali colza, girasole e soia”.

OLIO PALMA 3Cosi’ in un comunicato la Rspo. “Ad oggi, la palma da olio contribuisce in maniera significativa a soddisfare la domanda globale di olio, garantendo una quota pari al 40% dei consumi mondiali. La domanda di olii e grassi vegetali e’ in continuo aumento da oltre dieci anni, a un tasso medio del 5% annuo. Per tutti questi motivi, la soluzione ai problemi ambientali non puo’ che passare dall’utilizzo di olio di palma certificato e sostenibile (Cspo). La sostituzione massiva dell’olio di palma con altri oli vegetali a resa piu’ bassa potrebbe infatti causare- a parita’ di volumi prodotti- un maggiore consumo di suolo, mettendo ancor piu’ a rischio le foreste del pianeta. Al contrario, lo stop all’utilizzo di olio di palma in Europa, nel lungo termine rischierebbe di avere conseguenze ben piu’ negative per i paesi produttori e per l’ambiente: senza una forte pressione da parte dei paesi importatori piu’ avanzati verso politiche di produzione sostenibile, l’esportazione si indirizzerebbe principalmente verso Cina e India, attualmente i piu’ grandi mercati di sbocco, incentivando coltivazioni non sostenibili. Per questo la Rspo ha lanciato per il 2020 un obiettivo ambizioso ma raggiungibile: arrivare al consumo di 100% di olio di palma certificato sostenibile in Europa. Cosi’ facendo, infatti, i produttori sarebbero incentivati ad adottare pratiche di coltivazione piu’ sostenibili e responsabili per non perdere una fetta di mercato sempre piu’ significativa. L’Italia e’ uno dei mercati piu’ importanti per il raggiungimento dell’obiettivo europeo, essendo il secondo importatore continentale di olio di palma dopo i Paesi Bassi con 1,7 milioni di tonnellate nel 2014, il 19% in piu’ rispetto all’anno precedente. Circa due terzi dell’olio di palma importato in Italia e’ impiegato nella produzione di energia (biocarburanti, utilizzo come combustibile in centrali a biomasse), mentre la percentuale rimanente e’ utilizzata dall’industria alimentare (21%, secondo stime Aidepi), dall’industria dei cosmetici e dei prodotti per l’igiene domestica e nella produzione di mangimi animali”, continua la Rspo. “‘Ovunque si parli di olio di palma, si dice che fa male all’ambiente. Rspo sta invece lavorando per rendere compatibile la coltivazione della palma con la tutela ambientale. Dal 2004, quando la Rspo e’ nata, ad oggi abbiamo ottenuto risultati importanti, ma abbiamo di fronte a noi ancora molte sfide importanti per raggiungere pienamente il nostro obiettivo- ha commentato Danielle Morley, European Director of Outreach & Engagement della Rspo- L’indicazione obbligatoria dell’utilizzo di olio di palma nell’etichetta dei prodotti alimentari, rappresenta un’opportunita’ da cogliere lungo l’intera catena di distribuzione per dare valore alla produzione sostenibile. Perche’ la sostenibilita’ e’ l’unica possibile soluzione all’impatto ambientale causato dalla coltivazione della palma da olio, e i consumatori italiani dovrebbero orientarsi verso l’acquisto di prodotti contenenti olio di palma certificato sostenibile’. La certificazione Rspo e’ il principale standard di sostenibilita’ nel settore a livello mondiale. Ad oggi oltre 12,5 milioni di tonnellate di olio di palma- il 20% del totale della produzione mondiale- sono prodotti in maniera sostenibile, coprendo circa 3,5 milioni di ettari di piantagioni. Punto di forza della certificazione Rspo e’ il ricorso a auditor indipendenti, che assicurano la certificazione del prodotto lungo l’intera filiera, senza soluzione di continuita’, dai coltivatori fino ai produttori di beni di consumo ed ai supermercati. Dal 2013 la Rspo ha inoltre creato un fondo per sostenere i piccoli coltivatori (Smallholder Support Fund) e finanziare i costi della certificazione di tante piccole aziende famigliari, rendendola gratuita. Il programma ha consentito la certificazione di 3.307 piccoli coltivatori in Indonesia, Malesia e Thailandia. Dal 2008 ad oggi la produzione di olio di palma sostenibile e’ cresciuta di oltre 18 volte, e ad oggi Rspo puo’ contare su 2.271 membri distribuiti in 72 paesi in tutto il mondo”, conclude la Rspo.