Animali: sempre più lupi in Liguria, cani pastori per tenerli lontani dagli allevamenti

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Il lupo tornato in Liguria discende dai pochi esemplari di lupo appenninico scampati allo sterminio dei decenni scorsi

Il lupo è tornato da anni in Liguria ma la sua presenza in aumento, pur molto discreta, se entusiasma alcuni preoccupa altri, in particolare tra allevatori e amministrazioni locali dell’entroterra. Si diffondono le richieste di abbattimenti selettivi, sull’esempio della Francia. Questo animale affascinante, da cui proviene il cane, ha però trovato un alleato forse decisivo in un’azienda genovese che produce cibo per animali. Almo Nature suggerisce di proteggere le potenziali prede del lupo con lo strumento rivelatosi nei secoli più efficace: il Cane da pastore maremmano. Ed è pronta a regalare cuccioli di Maremmano, addestrati, ai pastori, e a fornire gratis, per almeno un anno, il cibo necessario per mantenere questi efficaci guardiani. Il lupo tornato in Liguria discende dai pochi esemplari di lupo appenninico scampati allo sterminio dei decenni scorsi.

lupiLe analisi genetiche eseguite sugli esemplari trovati morti e sui campioni di pelo, urina ed escrementi hanno permesso di stabilire con certezza come gli esemplari che hanno iniziato la ricolonizzazione della Liguria e dell’arco alpino italiano e francese appartengano al lupo appenninico. Diffusissimo un tempo su tutto l’arco montuoso ligure – lo testimoniano numerosi toponimi, leggende, fiabe, proverbi, modi dire che lo vedono protagonista – il lupo era scomparso dalla regione agli inizi del Novecento. Ma in Italia non era mai sparito del tutto. Anche negli anni più bui, i decenni tra il dopoguerra e gli anni Settanta, la penisola era rimasta, con i monti iberici, quelli balcanici e vaste zone dell’ex Unione Sovietica, uno dei pochi territori europei che ancora lo ospitavano. Per tutto l’Ottocento la persecuzione era stata spietata, il diminuire della fauna selvatica aveva fatto il resto: solo nell’Appennino centro-meridionale erano riuscite a sopravvivere piccole popolazioni. La scomparsa definitiva del lupo è stata scongiurata dall’emanazione, nel 1971, di un decreto ministeriale che ne vietò l’uccisione su tutto il territorio nazionale. Determinante è stata anche la protezione offerta dal Parco Nazionale d’Abruzzo e dagli altri parchi dell’Appennino centrale. Lo spopolamento della montagna e della collina, l’abbandono dell’agricoltura in molte aree che ha permesso il riformarsi dei boschi e il ritorno dei grossi ungulati, cervo, capriolo e cinghiale, sue prede preferite, hanno restituito al lupo habitat idoneo e cibo sufficiente. Ora tutta la dorsale appenninica, dalla punta della Calabria alla congiunzione con le Alpi Marittime e le stesse Alpi, nel versante orientale, al confine con Francia e Svizzera, è casa sua. Il percorso seguito dal lupo in Liguria è stato verificato tramite le notizie ottenute da M15, detto Ligabue che, investito da un’auto nell’Appennino parmense nel febbraio 2004, curato e rilasciato dopo avergli messo al collo un Gps collegato al sistema informatico dell’Università La Sapienza di Roma, partendo dall’Appennino emiliano ha percorso tutto il crinale dalla Liguria al Piemonte. La prima segnalazione di un lupo in Liguria, nel 1984, riguarda un esemplare morto sull’Appennino tra le Province di Parma e Spezia. Negli anni successivi le segnalazioni sui monti tra Lucca, Parma e Spezia sono numerose. In Liguria favoriscono questo predatore l’ampia zona montana e boscosa, ricca di fauna e – dopo l’abbandono dell’agricoltura – scarsamente abitata.

lupi_bioparcoIl lupo non è pericoloso per l’uomo, che evita ma, ovviamente, quando caccia non fa distinzione tra animali selvatici e allevati. Non è comunque il solo predatore, anche se spesso si vede attribuire imprese che non sono sue. “I danni all’agricoltura causati dagli animali selvatici – dichiara Gerolamo Calleri, presidente di Coldiretti Liguria – sono un grave problema, regionale e nazionale, non solo per il reddito delle imprese, che vivono in un continuo stato di emergenza, ma anche per l’incolumità dei cittadini e della pubblica sicurezza”. Secondo Coldiretti, i danni causati all’agricoltura ligure tra 2005 e 2013, dai cinghiali ma anche da molti altri animali selvatici, ammontano a oltre 5 milioni 383 mila euro. I risarcimenti sono stati di poco superiori ai 4 milioni 100 mila euro: in particolare, nei risarcimenti sono stati privilegiati solo i danni causati dai cinghiali, e non quelli provocati da altre specie di fauna selvatica (il lupo, ma anche daini e caprioli che, senza predatori, si stanno moltiplicando sul territorio). Nei giorni scorsi Calleri ha incontrato l’assessore regionale all’Agricoltura Stefano Mai. L’incontro si è concluso con la consegna ufficiale di una proposta da parte dell’associazione di una legge quadro basata, sul controllo delle specie protette e non protette e sulla prevenzione (recinzioni elettrificate, trappole, prodotti repulsivi compatibili con l’ambiente, cani da guardia e ricoveri temporanei per il bestiame da pascolo). Per quanto riguarda il lupo, Almo Nature offre una soluzione già sperimentata con successo in Toscana e in Piemonte. Nel 2014 ha fornito gratis il cibo necessario al mantenimento di più di 300 Pastori Maremmani nell’Appennino tosco-emiliano, in Toscana, e nel Piemonte. Nell’appennino tosco-emiliano l’azienda genovese è stata coadiuvata dal Wac, Wolf Apennine Center, settore dell’Ufficio Conservazione della Natura e delle Risorse agro-zootecniche del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, che si occupa da venti anni di monitorare e gestire la presenza del lupo sul territorio. Il Wac aveva rilevato che spesso gli allevatori si oppongono all’inserimento dei Maremmani in azienda a causa dei costi aggiuntivi di mantenimento e delle spese mediche che ciò comporterebbe.

pastore maremmanoI Maremmani sono cani di grande taglia e in genere non è sufficiente un solo esemplare a protezione del gregge: questi cani sono in grado di svolgere un lavoro di difesa eccellente soprattutto se fatti lavorare in squadra, in numero variabile – a seconda delle dimensioni del gregge – da due a dieci. Inoltre, lavorando consumano molte energie e devono recuperarle. Almo fornisce gratis un alimento di alta qualità, crocchette fatte al 100% di carne fresca, con ingredienti che in origine provengono dalla filiera alimentare umana, privo di additivi, conservanti chimici e coloranti. In Piemonte l’azienda genovese ha trovato la collaborazione dell’Ente Parco Alpi Marittime e dell’Ente Parco Alpi Cozie. In Liguria ha fatto ricorso a un consulente, Roberto Sobrero, soprattutto per l’individuazione dei pastori a cui offrire cani e mangime. Le consegne dei cuccioli avranno luogo in settembre, pastori e allevatori firmeranno un impegno ad accudire i cani ricevuti per tutta la vita. Almo Nature, sede centrale a Genova, in piazza Giustiniani, un centinaio di dipendenti diretti tra Italia, Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Francia, Olanda, Canada e Usa, e una rete di distributori esclusivi in 18 paesi, ha fatto del lupo il testimonial della sua campagna di comunicazione 2015. Ha iniziato nel 2010 a collaborare con alcuni artisti che hanno firmato campagne di comunicazione di grande impatto centrate sul rispetto della natura. Il primo è il fotografo Oliviero Toscani, poi è la volta di Lisa Persson (2011) e dell’emergente Valentina Ventimiglia (2012). Nel 2013 la campagna viene affidata alla famosa artista israeliana Ilana Yahav e alla sua arte fatta di sabbia. Nel 2014 si torna ad artisti meno noti: Davide Rosio con il suo Mr.Tin e il regista Andrea Dalpian della casa di produzione Pop Cult (Bo) che con due cortometraggi documenta la storia di due lupi curati dall’uomo e restituiti alla libertà. Nel 2015 è il regista Gabriele Salvatores a firmare un corto sul lupo che accompagna il lancio della prima crocchetta per cani e gatti ”human grade”, senza farine di carne o pesce, ma con carne o pesci freschi in origine di qualità idonea al consumo umano. Nato da un’idea originale di Almo Nature, il corto ci porta indietro di 25.000 anni, quando gli uomini iniziarono a collaborare con dei lupi, diventati poi cani. La campagna funziona, il gruppo per quest’anno prevede un fatturato consolidato sui 70 milioni di euro contro 61 milioni nel 2014 (per il 48% realizzati all’estero).

lupo“E noi – dichiara all’Adnkronos Pier Giovanni Capellino, fondatore e presidente di Almo Nature – ricambiamo il lupo attraverso progetti concreti. Abbiamo finanziato il centro Just Freedom, già attivo, per il recupero e poi la messa in libertà di lupi feriti e stiamo sviluppando il progetto centrato sui cani maremmani. Quest’anno partiamo in Liguria ma stiamo pensando anche ad altri territori”. Secondo Capellino uomini e lupi possono collaborare per un progetto ancora più ambizioso. “I predatori autoctoni – spiega il presidente di Almo Nature – non solo il lupo ma anche l’orso, possono costituire un reale valore aggiunto per i prodotti agricoli che provengono dai loro territori. Una produzione che convive con questi selvatici, al vertice della catena alimentare, è una produzione bene inserita nella natura e rispettosa della biodiversità. Un marchio di tutela può garantire questi valori, apprezzati dai consumatori. Ho illustrato questo progetto, in una lettera, al presidente del consiglio dei ministri, Matteo Renzi e sto anche pensando a come realizzarlo”.