CNR: fino a 44 decessi l’anno dalle emissioni della centrale a carbone di Cerano

MeteoWeb

La centrale di Cerano è caratterizzata da ingenti emissioni di gas e particolato e da un camino di 200 metri di altezza

“Sono 4 i decessi”, secondo uno studio del Cnr che si stima si sarebbero potuti evitare annualmente, se non vi fosse stata esposizione agli inquinanti emessi dalla Centrale termoelettrica a carbone di Cerano (Brindisi), “se si considera solo il particolato primario. Questo numero varia da 1 a 7 se si tiene conto dell’incertezza statistica associata al coefficiente di rischio adottato. Quando si considera il particolato secondario, il numero stimato dei decessi attribuibili aumenta fino a 28. Tale numero varia da un minimo di 7 ad un massimo di 44 a seconda dei diversi meccanismi chimici ipotizzati, delle concentrazioni assunte per ozono e ammoniaca, e dell’intervallo di confidenza per il coefficiente di rischio adottato”. E’ quanto stabilito dalle conclusioni della ricerca pubblicata sul ‘Journal of Environmental Research and Public Heal’ firmato da Cristina Mangia, ricercatrice dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Lecce (Isac-Cnr), e dai colleghi Marco Cervino, fisico dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Cnr di Lecce ed Emilio Gianicolo del ricercatore dell’Istituto di Fisiologia Clinica (Ifc) del Cnr in servizio nelle sede di Lecce.

carboneSecondo la ricerca “emerge in modo inequivocabile come in presenza di emissioni provenienti da installazioni industriali che portano alla formazione di particolato secondario, questo debba essere considerato nelle valutazioni di impatto ambientale e sanitario. L’indagine condotta nel caso di studio specifico della centrale di Brindisi ha evidenziato, infatti, che ignorare il ruolo del particolato secondario conduce ad una sottostima notevole dell’impatto che la centrale ha sulla salute delle popolazioni”. L’aerea geografica di riferimento è rappresentata da 120 comuni delle province di Brindisi Lecce e Taranto. Un’area con una popolazione di circa 1 milione e 200 mila persone residenti. a sorgente presa in esame dal lavoro è appunto la centrale termoelettrica situata a Cerano (Brindisi) che ha una potenza elettrica di 2.640 MW ed è alimentata annualmente con circa 6 milioni di tonnellate di polvere di carbone. Questa potenza di produzione pone l’impianto in cima alle classifiche dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (Eea) – sottolinea la studio – per emissioni di sostanze inquinanti. La centrale è entrata in funzione nei primi anni ’90. Come anno di studio è stato considerato il 2006, anno intermedio del periodo totale di funzionamento. Spesso – scrivono gli autori – si presume che il particolato secondario si formi in quantità trascurabili in area locale, interessando piuttosto zone a grande distanza. Lo studio indaga questa ipotesi e stima su scala locale la concentrazione media annua del particolato secondario originato da una centrale a carbone. La centrale di Cerano è caratterizzata da ingenti emissioni di gas e particolato e da un camino di 200 metri di altezza. Nello studio si stima, inoltre, il numero dei decessi attribuibili all’esposizione al particolato. Per questa stima si è fatto ricorso ai risultati di un importante studio epidemiologico condotto in Europa nell’ambito del progetto ‘Escape’, che ha interessato diversi Paesi tra cui l’Italia.

ricercaIl risultato principale dello studio – evidenziano gli scienziati – è che se viene considerato anche il particolato secondario, aumenta l’area geografica interessata dalle ricadute e dunque la popolazione esposta all’inquinamento originato dalla centrale termoelettrica. Aumenta, conseguentemente, il numero dei decessi attribuibile alla stessa centrale. Infine, la stima del numero dei decessi attribuibili presentata nell’articolo scientifico è soggetta a diverse cause di incertezza. Alcune sono legate al modello matematico (dati e formule) di formazione del particolato secondario; un ulteriore fattore di incertezza deriva dalla variabilità statistica del coefficiente di rischio utilizzato nel calcolo dei decessi attribuibili. Anche tenendo conto di queste incertezze, l’impatto del particolato secondario emerge come non trascurabile. “Le zone a sud-est della centrale sono, in media in un anno, quelle più esposte alle emissioni della centrale- evidenzia la ricerca – I valori massimi di concentrazione sono inferiori a 0,5 g/metri cubo sia per il PM 2.5 primario sia per il PM 2.5 secondario. L’area popolata interessata dalla persistenza di particolato secondario è molto più vasta di quella interessata dal particolato primario”. In conclusione “è stato osservato, ad esempio, che il particolato primario ha il suo massimo di concentrazione ad una distanza di circa sei chilometri dalla centrale. Al contrario, a seconda delle scelte assunte nel calcolo, le diverse stime per il particolato secondario prevedono che il massimo di concentrazione giunga ad una distanza tra i dieci e i trenta chilometri dalla stessa centrale”.