Exposalute: il cibo sano si impara da piccoli ma senza imposizioni

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“Le caratteristiche sensoriali dei bambini li guidano verso il dolce e la struttura cremosa degli alimenti”

Meglio un souffle’ che una carota intera, e un pure’ al posto di una porzione di piselli. Abituare i bambini a un’alimentazione salutare e’ una questione di continuita’, modi ed emozioni, per cui funziona di piu’ farli giocare, piuttosto che imporre loro un alimento che istintivamente rifiuterebbero. Giovanni Gravina, endocrinologo dell’Asl di Pisa, ha spiegato oggi a Expo Milano 2015, nell’ambito del ciclo di workshop organizzato nei sei mesi dell’Esposizione dal ministero della Salute, come si costruisce la cultura alimentare nei piu’ piccoli, fornendo loro un bagaglio emotivo e conoscitivo che li accompagnera’ per tutta la vita. Partendo da un approccio neuro-biologico, Gravina ha spiegato che “il rifiuto del sapore amaro e’ geneticamente determinato” e che “le caratteristiche sensoriali dei bambini li guidano verso il dolce e la struttura cremosa degli alimenti”. Di qui la necessita’ dell’educazione che passa attraverso l’esperienza guidata e il ruolo chiave dei genitori. “Ci deve essere un’esposizione graduale e ripetuta nel tempo a altri sapori – ha spiegato l’esperto – ed e’ importante che avvenga con modalita’ premianti e giocose. Bisogna permettere al bambino di ‘mettere le mani in pasta’, di giocare, fornendo gli alimenti in un contesto emotivamente caldo”. L’errore comune e’, quindi, quello dell’imposizione dei cibi salutari e del divieto di quelli che piacciono se altamente energetici. “Di fronte a un’imposizione in maniera prescrittiva – ha sottolineato Gravina -, il bambino riceve una mortificazione e impara a mangiare di nascosto quello che gli piace. Questo comporta conseguenze come l’obesita'”. In ultimo, l’esperto ha fatto notare come giochi un ruolo fondamentale la “familiarita'” dei prodotti nelle scelte dei bambini, di qui la necessita’ che vengano introdotti “normalmente in tavola” cosi’ che i piu’ piccoli possano sviluppare quell’abitudine a vederli e mangiarli.