Geologia: il letto del fiume Secchia si abbassa ed emergono fossili risalenti a milioni di anni fa

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“Le attività antropiche lungo il Fiume Secchia nel tratto prossimo allo sbocco in pianura hanno indotto, nel corso degli ultimi decenni, profondi cambiamenti nel paesaggio dell’area”

“Alla fine degli anni ’30 l’alveo del fiume Secchia, in Emilia – Romagna, era largo ben 500 metri. Oggi lo stesso alveo ha una larghezza appena di 50 metri con un abbassamento di ben 15 metri del letto del fiume”. Lo ha affermato Filippo Panini del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. I fiumi saranno protagonisti della Settimana del Pianeta Terra in programma solo in Italia con lo svolgimento di 210 eventi in contemporanea dal 18 al 25 Ottobre in tutta La Penisola . E’ un evento tutto italiano ideato e fondato dai professori Silvio Seno, dell’Università di Pavia e Rodolfo Coccioni dell’Università di Urbino ed organizzato con il supporto dei più importanti Enti ed Istituti di ricerca italiani.
“Tutto ciò è stato provocato in gran parte, a partire dal primo dopoguerra e fino agli anni ’70, dall’asportazione per usi edilizi del materasso alluvionale – ha proseguito Panini – cioè della ghiaia che naturalmente il fiume trasporta e deposita lungo il suo corso. Di conseguenza le acque fluviali, che in passato scaricavano la loro energia trasportando ghiaia e rimodellando in continuazione il letto fluviale, hanno iniziato ad erodere fortemente ed in maniera molto accelerata il substrato roccioso, mettendo a giorno rocce appenniniche di età fino ad oltre sessanta milioni di anni fa. Dunque le attività antropiche lungo il Fiume Secchia nel tratto prossimo allo sbocco in pianura hanno indotto, nel corso degli ultimi decenni, profondi cambiamenti nel paesaggio dell’area”. L’abbassamento del letto del fiume ha però fatto emergere un grande patrimonio geologico.
“Tale abbassamento – ha continuato Panini – ha creato un piccolo ma spettacolare canyon. Lungo il percorso si potranno osservare depositi alluvionali fossili nei quali sono stati ritrovati resti di mammiferi e che testimoniano dell’alternarsi di fasi climatiche, spettacolari affioramenti di torbiditi, cioè depositi rocciosi derivanti da enormi frane sottomarine in ambiente marino profondo, arenarie che hanno dato luogo a bizzarre forme di erosione, vari segnali di eventi che, milioni di anni fa, hanno interessato tutto il bacino del mediterraneo. Durante La Settimana del Pianeta Terra sarà anche possibile toccare con mano l’effetto della tettonica, cioè di quell’insieme di forze che hanno lavorato per milioni di anni generando l’Appennino e deformando in modo spettacolare le rocce sedimentarie che lo costituiscono in larga misura. Pedalando su comode piste ciclabili che affiancano il letto fluviale si potrà dunque ricostruire la storia geologica del nostro territorio, storia racchiusa nelle rocce affioranti, ripercorrendo, in pochi chilometri, decine di milioni di anni”.