Il valore del business è galattico, da capogiro: si stimano ricavi intorno ai 100 trilioni di dollari, cioè 100 milioni di miliardi di dollari
Sono circa 9.000 gli asteroidi più vicini alla Terra, tutti potenzialmente ricchi di oro o platino, oppure di nichel, ferro, silicio. La caccia mineraria alle loro ricchezze, progettata già da diversi anni dalle prime majors del settore (si chiamano Planetary Resources e Deep Space Industries, figlie di investimenti consistenti di personaggi come Larry Page di Google, Sir Richard Branson o il regista James Cameron), sta ufficialmente per aprirsi.
Il valore del business è galattico, da capogiro: analisti del settore stimano, per un solo e promettente asteroide, ricavi intorno ai 100 trilioni di dollari, cioè 100 milioni di miliardi di dollari.
Prima di procedere alla nuova avventura estrattiva spaziale (innumerevoli peraltro sono stati in passato i film di fantascienza sul tema) la domanda previa da risolvere, in termini legali, è sempre la stessa: di chi è la proprietà di questi corpi celesti? Chi può legalmente procedere al loro sfruttamento? La risposta, almeno quella della potenza spaziale per eccellenza, gli Stati Uniti, potrebbe arrivare a breve. Il Senato Usa sta infatti dibattendo il cosiddetto “Space Act”, codice normativo che pretende stabilire i termini dello sfruttamento minerario degli asteroidi.
L’assunto di partenza del dibattito in corso a Washington è il seguente: “qualsiasi risorsa ottenuta dagli asteroidi nello spazio esterno è proprietà dell’ente che l’ha conseguita, che ne avrà dunque tutti i diritti, d’accordo con le premesse della legislazione federale e gli obblighi internazionali esistenti”.
Approvato lo scorso maggio dalla Camera dei Rappresentanti, lo Space Act Bill prevede anche sovvenzioni e finanziamenti all’industria statunitense per permetterle di essere competitiva con quella degli altri paesi interessati alle miniere spaziali.
Due le navi estrattive interplanetarie già sulla rampa di lancio: nei programmi di Planetary Resources c’è Arkyd, con possibile replica in serie soprattutto in direzione dell’esplorazione degli asteroidi candidati a diventare miniera (anche di acqua, bene sempre più prezioso sul pianeta Terra e su possibili colonie nel sistema solare, vedi Luna o Marte), mentre Deep Space sta sviluppando un’analoga astronave di prospezione, FireFly, pronta al lancio già a fine anno. Passo successivo il varo di Dragonfly, più grande. Dalla fantascienza alla realtà insomma il passo è stato ormai compiuto, con le miniere sugli asteroidi potenzialmente possibili entro un decennio. Space Act permettendo.


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