“Studiare da vicino il pianetino ma anche le sue cinque lune è come conoscere un po’ tutti questi oggetti”
Plutone e’ come una macchina del tempo per scoprire infanzia e origine del Sistema solare, perche’ e’ il capostipite degli oggetti che popolano la fascia di Kuiper alla periferia del nostro sistema e che sono rimasti quasi intatti dalla loro formazione. ”Studiare da vicino il pianetino ma anche le sue cinque lune e’ come conoscere un po’ tutti questi oggetti”, ha detto all’ANSA la ricercatrice italiana Silvia Protopapa che lavora negli Stati Uniti, all’universita’ del Maryland e che fa parte del gruppo che lavora allo spettrometro Leisa a bordo della sonda New Horizons che si e’ avvicinata per la prima volta al pianetino. Per la distanza dal Sole, ha aggiunto, ”questi oggetti non hanno subito modifiche, si sono mantenuti molto simili a quando si sono formati e possono fornirci indicazioni su come era fatto il Sistema Solare subito dopo la formazione, quale era la sua composizione, e su come e’ nato e si e’ evoluto”. Lo strumento Leisa si occupera’ di analizzare la composizione della superficie e dell’atmosfera di Plutone. Dalle osservazioni condotte con i telescopi da Terra si sa che il pianetino e’ coperto prevalentemente di ghiaccio di metano, azoto, monossido di carbonio. Vi sono anche composti organici che gli conferiscono il colore rosso scoperto dalla sonda durante l’avvicinamento e che si formano quando metano e azoto sono colpiti dalla luce del Sole o dalle particelle presenti nel vento solare. ”Si sospetta anche che vi sia ghiaccio d’acqua ma ancora non e’ stato misurato in modo diretto, io personalmente – conclude – mi aspetto di osservarlo nei dati inviati dalla sonda”. Il ghiaccio d’acqua, ha aggiunto, potrebbe trovarsi sotto la coltre di metano e azoto che copre il pianeta.


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