Ricerca: da uno studio sui delfini delle “dritte” sulla prevenzione del diabete

Il team di scienziati ha valutato i livelli ematici degli acidi grassi omega 3 in 49 delfini, così come nei pesci di cui si cibavano

Per decenni, ci è stato detto di evitare cibi ad alto contenuto di grassi saturi e colesterolo. Un nuovo studio condotto nientemeno che sui delfini dalla National Marine Mammal Foundation e pubblicato su ‘PLoS One’ scopre invece che un grasso saturo, chiamato acido eptadecanoico, potrebbe contribuire a invertire il prediabete negli esseri umani. I ricercatori marini hanno scoperto che i tursiopi possono sviluppare la sindrome metabolica, una condizione subclinica che viene appunto chiamata prediabete negli esseri umani. “Per capirla meglio, abbiamo iniziato ad esaminare la loro dieta, che è essenzialmente di pesce”, ha affermato Stephanie Venn-Watson, autore principale dello studio. Il team di scienziati ha iniziato valutando i livelli ematici degli acidi grassi omega 3 in 49 delfini, così come nei pesci di cui si cibavano. “Siamo stati sorpresi di rilevare che tra i 55 acidi grassi studiati, l’acido eptadecanoico o margarico sembra aver avuto l’impatto più positivo sul metabolismo dei delfini: i mammiferi con i più alti livelli di questa sostanza nel sangue avevano insulina e trigliceridi bassi”. Lo studio ha anche mostrato che, mentre alcuni pesci hanno livelli elevati di acido margarico al loro interno, altri non ne hanno, suggerendo possibili ‘dritte’ per modificare anche la nostra dieta. La scoperta del Nmmf si allinea con la crescente evidenza scientifica che dimostra come alcuni grassi potrebbero non essere così negativi come si pensava in passato. Questo significa che ora possiamo mangiare burro senza sensi di colpa? Venn-Watson dice: “Il burro può avere sia grassi saturi buoni che cattivi, ma è sempre meglio parlare con il medico prima di apportare modifiche alla dieta”.