Salute: in sala operatoria palline anti-stress e dvd per rilassare i pazienti

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Semplici e piacevoli anti-stress per battere l’ansia e il dolore post-operazione

Aiutare il paziente durante un intervento chirurgico con semplici e piacevoli anti-stress, dalla pallina morbida da strizzare alla visione di un dvd, all’ascolto della musica o alle chiacchiere con un infermiere, può battere l’ansia e il dolore post-operazione. Lo rivela uno studio dell’Università del Surrey, pubblicato sulla rivista ‘Social Cognitive and Affective Neuroscience’, che ha coinvolto 400 pazienti distratti con diversi ‘mezzi’ durante un intervento di angioplastica e seguiti nel post operatorio. Con con un questionario è stato valutato l’effetto degli anti-stress sul dolore. A differenza di altri studi che hanno indagato questo fenomeno, la ricerca dell’Università del Surrey ha evidenziato che l’ascolto della musica da parte dei pazienti in sala operatoria “non ha avuto effetti significativi sul dolore e l’ansia”. Questo perché, secondo gli scienziati, l’ascolto delle melodie necessita di un impegno cognitivo inferiore ad altre attività e quindi non distrae con efficacia. Meglio, quindi, la classica pallina morbida da stringere nel palmo della mano o un buon dvd per scaricare l’ansia.

SALA OPERATORIAUn’altra ricerca ha invece messo in risalto come la presenza del partner durante alcune procedure mediche dolorose su pazienti di sesso femminile non è d’aiuto, ma anzi peggiora la situazione. Anche nel lavoro pubblicato su ‘Social Cognitive and Affective Neuroscience’, le donne hanno segnalato livelli di dolore più intensi se il partner era lì accanto con loro. Una evidente sensazione di disagio, che ha amplificato l’ansia delle pazienti invece di controllarla. “Qualunque distrazione viene utilizzata in sala operatoria – avvertono gli autori dello studio – può essere più efficace nel ridurre l’ansia e il dolore dopo l’intervento se il paziente è coinvolto appieno nel trattamento ed è informato su ciò che sta accadendo in sala operatoria. Uno studio pubblicato su ‘The Lancet Neurology’ ha scoperto che quando i pazienti sono del tutto ignari, il trattamento è meno efficace rispetto a quando i soggetti sono consapevoli e informati. La differenza – concludono – si nasconde anche nell’effetto placebo che si genera nel secondo caso”.