Super caldo sull’Europa: un’anomalia provocata dal rallentamento del “getto polare” e dalla rapida fusione della neve nelle terre boreali

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Un blocco della circolazione atmosferica causato dal rallentamento del “getto polare” all’origine di questa intensa onda di calore sul continente europeo

Le intense ondate di calore che negli ultimi giorni hanno investito l’Europa centro-occidentale, dalla Spagna alla Germania, e le steppe dell’Asia centrale, con temperature massime prossime ai record assoluti, fino a +47°C +48°C all’ombra in Turkmenistan, sono state prodotte da un vasto blocco della circolazione atmosferica che si realizzato al traverso del vecchio continente.

Si notano la grande onda anticiclonica, sull'Europa centro-occidentale, responsabile dell'onda di calore che in queste ore arroventa il vecchio continente
Si notano la grande onda anticiclonica, sull’Europa centro-occidentale, responsabile dell’onda di calore che in queste ore arroventa il vecchio continente

Purtroppo, come temevamo, anche l’estate 2015 sta rimarcando lo stesso schema configurativo riscontrato durante le “torridi” estati del 2010, 2012, 2013, con un sensibile rallentamento del ramo principale del “getto polare”, alle alte latitudini, che causa continui blocchi della circolazione atmosferica lungo la fascia temperata e una conseguente stagnazione degli schemi barici che possono rimanere stabili per intere settimane, se non mesi. Tale schema configurativo piuttosto stazionario, con la classica forma ad “Omega”, da settimane ormai continua ad alimentare forti ondate di calore sugli immensi territori dell’Asia centrale e sull’Europa centro-occidentale, dove si sono stabiliti diversi record assoluti di caldo, con picchi di oltre i +42°C +43°C registrati sulla Spagna e punte isolate prossime ai +39°C +40°C sul territorio francese. Ma ancora di più preoccupano le continue ondate di calore che si spingono fino alla regione artica, facendo impennare i termometri oltre la soglia dei +20°C +25°C (ma picchi di +30°C si sono registrati a ridosso dell’Artico russo) lungo il mar Glaciale Artico, contribuendo ad accelerare il processo di fusione dei ghiacci marini del Polo Nord.

Il rallentamento e la conseguente ondulazione del ramo principale del "getto polare" che scorre lungo l'emisfero boreale
Il rallentamento e la conseguente ondulazione del ramo principale del “getto polare” che scorre lungo l’emisfero boreale

Ormai questa anomalia, rispetto al tradizionale pattern del “getto polare”, si sta realizzando sempre più frequente, specie durante il periodo estivo. Difatti, proprio in questi giorni, con lo scioglimento dei blocchi di ghiaccio marino che compongono la banchisa del mar Glaciale Artico (o oceano Artico) e degli ultimi mucchietti di neve sulla tundra siberiana e canadese, le aree soggette al cosiddetto effetto “Albedo” si riducono sensibilmente, causando a sua volta un indebolimento dei “gradienti termici orizzontali” e dei “gradienti di geopotenziali” fra la regione artica e la fascia temperata delle medie latitudini, lì dove solitamente si localizza il “fronte polare”, luogo di nascita e sviluppo dei profondi cicloni extratropicali che assieme ai “Centri d’Azione” (anticicloni mobili e autonomi che si staccano dagli anticicloni principali che dominano sulle latitudini sub-tropicali) dettano l’andamento meteo/climatico alle nostre latitudini e sul Mediterraneo. Ma l’indebolimento dei “gradienti termici orizzontali” e dei “gradienti di geopotenziali” tra le medie e alte latitudini ha come primo risultato un sensibile indebolimento della portata del ramo principale della “getto polare”, con una sua conseguente ondulazione.

T2M_16Questo effetto contribuisce a stabilire degli impianti circolatori più meridiani che determinano intense ondate di calore e una persistenza delle anomalie termiche mensili su aree geografiche particolarmente vaste, rendendo le configurazioni barica molto più stabili nel tempo, anche per settimane o mesi. Ormai è assodato come il notevole riscaldamento dell’Artico in genere ha come prima ripercussione un notevole rallentamento del flusso zonale che domina lungo le medie latitudini, dirigendo l’andamento meteo/climatico sui vari continenti. Questo indebolimento delle correnti occidentale si avverte soprattutto alle quote medio-alte della troposfera, con un forte rallentamento del ramo principale della “getto polare”, che sovente si presenta fra i 30° e i 60° di latitudine nord e sud, ai confini fra la Cella di Hadley e la Cella di Ferrel.

0_500Perdendo buona parte della sua forma il “getto polare”, per una nota legge fisica, comincia ad ondularsi su se stesso, creando delle grandi onde su scala planetaria, meglio note come le “onde di Rossby”. Le “onde di Rossby”, lunghe da 1.000 a 10.000 km, si formano con una precisa successione di tempi e tendono a muoversi da ovest verso est, con una velocità di propagazione che è direttamente proporzionale alla loro lunghezza e alla velocità media di spostamento delle correnti nell’alta troposfera. Nel periodo estivo, quando inizia l’arretramento dei ghiacci marini della banchisa del Polo Nord e il vortice polare (vasta area depressionaria caratterizzato da geopotenziali molto bassi alla quota isobarica di 500 hpa) comincia gradualmente ad indebolirsi e a restringersi su una determinata area del mar Glaciale Artico, le “onde di Rossby” tendono a rallentare la loro velocità di propagazione da ovest ad est, originando dei Pattern climatici abbastanza durevoli che favoriscono una maggiore probabilità di eventi meteorologici estremi derivati da schemi configurativi ripetitivi nel tempo, come siccità, inondazioni, avvezioni di aria fresca o intense ondate di calore insistenti per intere settimane.

plot001_f96Tale pattern climatico, enfatizzato dal rapido scioglimento dei ghiacci artici e dalla riduzione delle aree interessate dall’”Albedo”, sta agevolando l’avvento così frequente di queste continue ondate di calore, inframmezzate da periodici affondi di aria più fresca dalle latitudini sub-polari, lungo la fascia temperata dell’emisfero boreale, agevolando la costruzione di ampi e robusti promontori anticiclonici di blocco sub-tropicali, ben strutturati in quota dalle ampie ondulazioni orarie, in seno al “getto polare”.