Un estate piovosa per molte aree del Sahara algerino
E’ stato un mese di Agosto particolarmente piovoso per molte aree desertiche del Sahara occidentale. In questi ultimi giorni diversi temporali si sono sviluppati nel cuore del deserto del Sahara, dando la stura a brevi e ben localizzati acquazzoni, accompagnati da una discreta attività elettrica. Purtroppo la cronica assenza di stazioni meteorologiche di rilevamento su un così vasto territorio, come quello del Sahara, impedisce di poter reperire dati pluviometrici affidabili.
Nonostante la scarsa presenza di stazioni di rilevamento sul campo possiamo fare riferimento alle moviole satellitari per poter osservare la formazione e la localizzazione di questi fenomeni nel cuore dell’entroterra desertico. Localmente questi temporali sono in grado di scaricare dei brevi rovesci di pioggia che potranno bagnare appena l’arido terreno desertico ad est del massiccio montuoso dell’Ahaggar. La genesi di queste “Cellule temporalesche”, con la formazione di diverse cumulogenesi evolute in cumulonembi in prossimità dei principali rilievi dell’Ahaggar e nel deserto a nord di questi, viene innescata dal transito di infiltrazioni di aria più umida in quota. I moti convettivi sono stati ulteriormente esaltati anche dallo “stau” esercitato dall’importante massiccio montuoso dell’Algeria meridionale alle correnti orientali, che li prevalgono a tutte le quote.
Questi temporali, seppur disorganizzati e piuttosto isolati, durante la fase di nascita e formazione sono alimentati da forti “updrafts”, visto il potenziale termico presente nei bassi strati (aria molto calda d’origine sub-tropicale continentale) che fanno esplodere verso l’alto i cumulonembi, facendogli raggiungere delle altezze considerevoli, ben oltre i 10-12 km di spessore. A queste quote le incudini dei cumulonembi vengono spazzate dai violentissimi venti del “getto sub-tropicale” (di solito provengono da Ovest o SO) e si portando a notevole distanza dalla base dei cumulonembi, divergendo verso est, assumendo il tipico asse obliquo, ben identificabile dalle moviole satellitari, causando anche una importante perdita di aria (dalla sommità) sospinta dal “getto“ stesso.

In questi casi, per la perdita di molta aria pilotata dai bassi strati dai moti ascensionali all’interno del temporale, la “Cellula temporalesca” è costretta a richiamare altra aria calda dall’ambiente circostante, intensificando notevolmente il temporale che può divenire veramente forte, apportando precipitazioni molto forti accompagnate da impetuose raffiche di vento prodotte dai “downbursts” (forti correnti discendenti che raggiungono il suolo e tendono a divergere orizzontalmente in più direzioni). Solitamente, sulla regione dell’Ahaggar, il grosso delle precipitazioni annuali si concentra durante la stagione estiva, nel corso di manifestazioni temporalesche pomeridiane, solitamente indotta dalla risalita verso nord dell’ITCZ (fronte di convergenza tropicale) che favorisce la propagazione dell’umido flusso del “Monsone di Guinea” (venti al suolo da SO o SO) fino all’area sahariana e all’Algeria meridionale. Qui l’aria umida, di origine marittima, insinuandosi fra le più calde e secche masse d’aria preesistenti presso il suolo, provoca delle destabilizzazioni atmosferiche che favoriscono lo scoppio di intensi temporali “termoconvettivi” che alle volte possono evolvere in più complessi sistemi temporaleschi a mesoscala.


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