Sud Africa: i pinguini stanno scomparendo. Mentre gli scienziati “litigano” per capire quale sia la vera causa della moria, ed il settore della pesca lamenta le perdite a seguito dei divieti di pesca imposti, i poveri uccelli marini si preparano alla fine
Sono carini, teneri e simpatici, sono i pinguini africani di Cape Town in Africa. Fonte di attrazione turistica, i pinguini sono però minacciati dal rischio di estinzione. Come già è successo per altre specie animali come le acciughe o le sardine che hanno dovuto migrare verso acque più fredde, e proprio questa, secondo alcuni scienziati sarebbe la causa primaria del declino dei pennuti marini. Le sardine, migrando, hanno lasciato i pinguini africani sprovvisti di cibo, esponendoli all’estinzione. La popolazione di pinguini africani è crollata del 90 per cento a partire dal 2004 lungo la costa occidentale del Sud Africa, un tempo roccaforte dell’ unica specie di pinguini del continente.
Questo calo, registrato da Dipartimento degli affari ambientali, ha portato le autorità, sette anni fa, a dichiarare off limits 4 delle zone principali di pesca del Sud Africa, una misura adottata proprio per monitorare se, il divieto di pesca, poteva contribuire alla ripopolazione dei pesci nelle acque e dunque ad aumentare l’approvigionamento alimentare dei pinguini, salvandoli dall’estinzione. Ma, non tutti gli scienziati si sono trovati d’accordo sulla soluzione, e molti dubitano invece che la causa dell’estinzione dei pinguini sia proprio la pesca aggressiva. Il dibattito è diventato così aspro che il Closures Task Team , che ha curato l’esperimento e determinato azioni di gestione delle aeree di pesca si è sciolta l’anno scorso, probabilmente a causa dei dissidi interni fra gli esperti che curavano l’esperimento e le loro tesi contrapposte.
Nel frattempo, i divieti di pesca rimangono in vigore. I numeri del calo dei pinguini in Sud Africa del resto è allarmante: nel 1930, la colonia superava un milione di esemplari, senza contare che esistevano anche altre colonie sparse in tutte le coste del Sud Africa. Oggi, l’unica colonia esistente, sfiora appena i 100 mila uccelli marini. Sebbene la maggior parte degli scienziati è sicura che la ragione preponderante della drammatica situazione è proprio la migrazione delle specie di pesci di cui si nutrono proprio i pinguini, ma i fattori potrebbero essere molti altri: l’aumento delle temperature marine ad esempio, che ha portato i mari più freschi ad infestarsi di specie fi flora marina spesso tossica per le specie locali.
I pinguini adulti, sono costretti a lottare maggiormente per trovare cibo e spesso si allontanano dai loro piccoli che sono dunque vittime di altri predatori o, incapaci ancora di sopravvivere senza gli adulti, sono vittime di incidenti. I centri veterinari specializzati, come il SANCCOB, lavorano sempre duramente per soccorrere i cuccioli smarriti o rimasti orfani, alcuni non ce la fanno, altri, grazie ai ricoveri ed alle cure mediche riescono a sopravvivere, per poi essere liberati nelle zone di costa nelle cui acque si concentravano maggiormente bancali di sardine ed acciughe. Forse, la soluzione del divieto di pesca non è la più ottimale posto che acciughe e sardine comprendono, in termini di volume, la più grande componente del settore della pesca del Sud Africa.

Janet Coetzee, una scienziata del Dipartimento di agricoltura, Foresta e pesca, ha portato avanti un esperimento di monitoraggio delle acque, ed ha seguito i bancali di pesci a lungo. Il risultato di quest’ analisi ha messo in luce che i pesci, nonostante la migrazione che sì, esiste, ma in realtà sono ancora abbondantemente presenti nelle acque e con l’ausilio del divieto di pesca, sicuramente ci sarà nutrimento per i pinguini, con un aumento del tasso di sopravvivenza di +18%. Ora, se la causa sia la mancanza di pesci, o il declino dei pinguini sia da affibbiare ad altri fattori, forse sarà impossibile saperlo o meglio ci vorranno molti altri anni di studio come ha affermato la biologa Rob Crawford. Quello che è certo è che si deve intervenire in qualche modo, più che impegnarsi a scoprire la vera causa bisognerebbe agire con gli strumenti ed i mezzi che già si possono avere a disposizione.
Ma, aldilà del dibattito e della diatriba fra gli scienziati per fare a gara su chi ha ragione in merito alla causa, anche il settore della pesca alza la voce e non ci sta: le aziende sono in crisi, e dicono basta al divieto di pesca che già da sette anni ostacola la loro attività, ha dichiarato Mike Copeland del progetto per Lucky Star Srl, una società di pesca. Una giuria internazionale di esperti, richiesta dal governo sudafricano, ha avuto il compito di rivedere la chiusura sperimentale delle zone di pesca e di trovare una via d’uscita: questo comitato si è riunito per la prima volta l’anno scorso e si riunirà nuovamente nel mese di dicembre. “C’è molto in gioco , ha dichiarato Ross Wanless , direttore del programma di conservazione di BirdLife Sud Africa, un’organizzazione non governativa che sostiene gli sforzi di conservazione degli uccelli,”dobbiamo agire ora .


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?