Il nubifragio in Calabria “dimostra tutta la fragilità di una regione con l’89% dei Comuni a forte rischio idrogeologico”
“Basta lacrime di coccodrillo. Rischi e danni continueranno grazie alla gestione irresponsabile del territorio”. Lo afferma Legambiente dopo il nubifragio in Calabria che “dimostra tutta la fragilita’ di una regione con l’89% dei Comuni a forte rischio idrogeologico, dove il consumo e l’impermeabilizzazione del suolo non conoscono freno”. Legambiente in una nota ricorda che “dal 2000 al 2015 in Italia si sono verificati oltre 2 mila eventi atmosferici estremi con frane e allagamenti che hanno causato la morte di piu’ di 300 persone e richiesto uno stanziamento economico di quasi un miliardo di euro l’anno solo negli ultimi cinque anni. Il rischio quindi non riguarda solo la Calabria”. L’associazione ambientalista ricorda che “sono ben 6.633 i Comuni italiani in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico e oltre 6 milioni di cittadini si trovano ogni giorno in zone esposte al pericolo di frane o alluvioni, a causa della forte urbanizzazione. E se e’ ormai condivisa l’urgenza della messa in sicurezza del territorio, e’ del tutto evidente che larga parte dei progetti che vengono portati avanti sono inadeguati rispetto alle nuove sfide che i cambiamenti climatici ci pongono con sempre maggiore urgenza”.

“Il governo rischia di finanziare progetti inadatti e vecchi – dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – Dei 650 milioni di euro recentemente sbloccati per il rischio, per esempio, nulla andra’ alle regioni del Sud”. Cogliati Dezza invita la Regione Calabria a dichiarare “lo stato di emergenza”, a mettere mano “al piano di difesa del suolo”. “Solo fermando la cementificazione selvaggia, l’aggressione ai fiumi e ai boschi sara’ possibile diminuire i rischi degli effetti climatici estremi”. “Il Governo non ha ancora una politica per affrontare il rischio climatico – ha concluso Vittorio Cogliati Dezza – ancora nulla si sta muovendo per arrivare all’approvazione del piano nazionale, con interventi concreti utilizzando anche la spesa dei fondi europei a disposizione delle Regioni che, ricordiamolo, nella programmazione 2014-2020 sono rilevanti per questo tipo di interventi, ma che rischiano, in assenza di chiari obiettivi e di una attenta regia di rimanere inutilizzati”.


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