Alluvione in Calabria, Legambiente: dei 650 milioni sbloccati per il rischio idrogeologico nulla andrà al Sud

“Dei 650 milioni di euro recentemente sbloccati per il rischio idrogeologico, nulla andrà alle regioni del Sud”

”Il governo ha iniziato a fare qualcosa sul rischio idrogeologico, ma si rischia di finanziare progetti inadatti e vecchi. Dei 650 milioni di euro recentemente sbloccati per il rischio, per esempio, nulla andrà alle regioni del Sud”. Così il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. Per l’associazione, quanto accaduto oggi in Calabria, dove permane un’allerta meteo per altre 24 ore, dimostra tutta la fragilità di una regione con l’89% dei Comuni a forte rischio idrogeologico, dove il consumo e l’impermeabilizzazione del suolo non conoscono freno. ”Vogliamo esprimere solidarietà e vicinanza ai concittadini di Rossano e Corigliano, delle zone del catanzarese e del reggino, e alle istituzioni in questa fase delicata di emergenza e soccorso – aggiunge il presidente di Legambiente Calabria Francesco Falcone – La Regione dichiari lo stato di emergenza e metta mano al piano di difesa del suolo e allo stop al consumo di suolo. Solo fermando la cementificazione selvaggia, l’aggressione ai fiumi e ai boschi sarà possibile diminuire i rischi degli effetti climatici estremi, oggi sempre più frequenti”. Dal 2000 al 2015 in Italia si sono verificati oltre 2mila eventi atmosferici estremi con frane e allagamenti che hanno causato la morte di più di 300 persone e richiesto uno stanziamento economico di quasi un miliardo di euro l’anno solo negli ultimi cinque anni. Sono 6.633 i Comuni italiani con aree a rischio idrogeologico e oltre 6 milioni di cittadini vivono in zone esposte a pericolo di frane o alluvioni, a causa della forte urbanizzazione che ha interessato anche le aree a maggior rischio. ”Il Governo italiano non ha ancora una politica per affrontare il rischio climatico – aggiunge Vittorio Cogliati Dezza – e se ha approvato (in ritardo) un documento di obiettivi generali con la strategia di adattamento al clima, ancora nulla si sta muovendo per arrivare all’approvazione del piano nazionale, lo strumento che dovrebbe finalmente permettere di passare dagli obiettivi generali agli interventi concreti utilizzando anche la spesa dei fondi europei a disposizione delle Regioni che, ricordiamolo, nella programmazione 2014-2020 sono rilevanti per questo tipo di interventi, ma che rischiano, in assenza di chiari obiettivi e di una attenta regia di rimanere inutilizzati”.